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lunedì 11 dicembre 2023

Elogio dei carboidrati


I carboidrati sono dei macronutrienti insieme a lipidi e proteine.
Sono costituiti da carbonio ed acqua e si dividono in semplici e complessi. 

Carboidrati semplici

I carboidrati semplici sono chiamati genericamente zuccheri. Forniscono al corpo energia immediata e spendibile, dando un picco glicemico elevato.
Tra questi troviamo:
  • Monosaccaridi: glucosio (lo zucchero più comune e diffuso) fruttosio (presente in frutta e verdura) e galattosio (fa parte degli zuccheri del latte).
  • Disaccaridi: saccarosio (comune zucchero da cucina), maltosio (si trova nella birra e nei cereali) e lattosio (lo zucchero del latte).
  • Oligosaccaridi: maltodestrine (usate spesso come integratori)

Carboidrati complessi

Si definiscono complessi invece tutti i carboidrati composti da catene lunghe di unità monosaccaridiche.
Sono metabolizzati con tempi più lunghi poichè devono essere scissi nelle singole unità. Spesso sono impiegati come zuccheri di riserva.
Di questo gruppo fanno parte quindi i polisaccaridi e sono:
  • L’amido (zucchero presente nei vegetali).
  • Le fibre (zucchero strutturale delle piante).
  • Il glicogeno (fonte di riserva degli animali e dunque anche dell’uomo. Lo troviamo depositato a livello di muscoli, fegato e rene).
Circa la metà di tutta l’energia necessaria all’organismo passa attraverso i carboidrati.


Funzioni dei carboidrati

L’assimilazione di questi macronutrienti inizia già dalla bocca, dove la saliva consente la scomposizione delle strutture complesse. A questo punto possono essere utilizzati per vari scopi.
Si rendono disponibili per le cellule come fonte energetica. In particolar modo i globuli rossi e il cervello ne richiedono grandi quantità giornaliere.
Si accumulano come glicogeno di riserva.
Vengono convertiti in grasso qualora siano presenti in eccesso rispetto alle richieste.
Qualora ve ne fosse bisogno, il corpo comunque è in grado di convertire il glucosio a partire da aminoacidi e lipidi.


Elogio dei carboidrati

L’organismo umano è predisposto al consumo di zuccheri più che di proteine. 
In un organismo sano e attivo i carboidrati rappresentano il modo migliore per ottenere l’energia che serve allo svolgimento di tutte le funzioni fisiologiche e delle attività quotidiane.
Il nostro metabolismo infatti ha una via preferenziale per l’utilizzo degli zuccheri rispetto alle proteine, le quali per essere impiegate a scopo energetico vanno trasformate proprio in zuccheri.

I migliori carboidrati sono quelli naturali della frutta, ottimi tutti quelli integrali dei cereali. 
Da evitare assolutamente invece quelli raffinati dello zucchero bianco. Ma anche lo zucchero di canna chiaro e tutti i prodotti preparati con farine bianche.


Fonte

https://www.google.com/amp/s/www.tuttogreen.it/elogio-ai-carboidrati/amp/

sabato 25 novembre 2023

Le sette sfide della sostenibilità del cibo, by Sharon Cittone

Sharon Cittone è tra le ospiti eccellenti del Women Economic Forum.
Gli argomenti trattati sono stati relativi a carne coltivata, grani antichi e nuove tecnologie.
Cittone propone 7 grandi sfide del futuro del cibo per un mondo più sostenibile, facendo la premessa che pochi consumatori sono consapevoli che il settore agroalimentari incide per circa un terzo sul cambiamento climatico.


1. La carne coltivata


«La questione più importante per un pianeta con una popolazione in crescita e una richiesta di carne in aumento è quella delle proteine complementari e alternative. E la carne coltivata è una soluzione che solo una politica miope può non vedere», spiega Cittone. 

Va ricordato che la carne sintetica e costituita da proteine sintetiche «lavorate in laboratorio senza aggiunta di antibiotici, quindi il meglio che si possa desiderare».


2. Meno allevamenti intensivi


È la concorrenza degli allevamenti intensivi che va combattuta. Quelli a cui sono destinati i foraggi prodotti sul 60% delle terre coltivabili nel mondo. Tanto è il consumo di suolo destinato a nutrire gli animali allevati in batteria. «Considerate che cosa state mangiando: cercate le immagini di un pollo di 50 anni fa e confrontatelo con il pollo com’è oggi. Scoprirete di nutrirvi con dei polli Schwarzenegger, con enormi pettorali, che del pollo hanno pochissimo.


3. Le eccellenze italiane

La carne coltivata non fa concorrenza alle eccellenze. «Anzi, l’allevatore di razza Chianina o la carne prodotta in malga saranno meglio tutelati, proprio in quanto eccellenze italiane. È giusto spendere di più per mangiare meno carne, se è buona e sana».

Ma gli investimenti sui prodotti italiani devono essere coerenti, rispondere a una visione d’insieme. «Non è possibile pagare un ananas un quarto di una mela trentina: il consumatore può darsi torni a casa contento ma il sistema che gli ha proposto questa scelta è sbagliato».


4. L’agricoltura rigenerativa

«Significa, in parte, tornare alla saggezza dei nostri nonni. In parte, innovare. Il futuro del cibo è nell’agricoltura biologica ma anche rigenerativa: quella che punta a salvaguardare il microbioma, rigenerando il suolo. Solo in questo modo torneremo ad avere arance che sanno di arance, e mele di mele, con le proprietà nutrizionali che oggi presumiamo abbiano ma non hanno più», spiega Cittone.

Bando, dunque, allo sfruttamento intensivo del suolo e alle monoculture destinate agli allevamenti. Un’agricoltura buona e rigenerativa è quella che aumenta la biodiversità delle specie vegetali e di quelle microbiche, che integra gli animali e le piante nell’azienda agricola e che consente anche alla terra di riposare.


5. La biodiversità

Nel corso della storia umana, su circa 30.000 specie di piante commestibili, “solo” 6/7mila sono state coltivate a scopo alimentare. E di queste “solo” 170 su scala commercialmente significativa. Ma oggi dipendiamo fortemente solo da una trentina di queste colture. E più del 40% delle nostre calorie giornaliere provengono da solo tre di quelle 30mila: riso, grano e mais. Il fatto che migliaia di colture siano state trascurate o sottoutilizzate non è solo un peccato per tutti i sapori e i nutrienti che ci stiamo perdendo, ma anche per l’agricoltura stessa. Se sono state “trascurate” è magari perché hanno rese basse o semplicemente non sono stati ben studiate e non sono mai entrati nel mercato globale. Sostenute dalle politiche e dai finanziamenti giusti, potrebbero rinascere.

«L’Italia è, in questo senso, un caso scuola: ha una biodiversità unica. Dai grani antichi alle mele: la varietà di alimenti a disposizione per creare una dieta sana e ricca è enorme», spiega Cittone. Prendiamo i legumi: Slow Food ne ha inclusi 300 a bordo della sua Arca del Gusto, di cui 124 in Italia, e ben 48 legumi in Italia sono Presìdi Slow Food. Oppure le olive: In Italia ci sono oltre 538 varietà di alberi di olivo, che producono olive da olio.


6. La filiera

Tra le sfide del futuro del cibo c’è anche una nuova attenzione alla filiera. «Significa chiedersi e pretendere di sapere da dove viene il cibo che si porta in tavola. Sia la carne coltivata, la bistecca di Chianina, l’ananas o il piatto di pasta. Quando sull’etichetta leggete un’ingrediente che fate fatica a pronunciare, non comprate quel prodotto. Stop», dice Cittone.


7. Lo spreco alimentare

«Lo spreco alimentare lungo tutta la filiera è un altro tema importante, con un impatto esorbitante sul portafoglio e sulla salute», conclude Cittone. «Ma un tema decisivo è anche l’impatto degli imballaggi. Compresi i cosiddetti sacchettini biodegradabili, che biodegrabili non sono affatto. Ogni nostra scelta è decisiva: proviamo allora a pesare la nostra zucchina senza sacchetto e a mettere l’etichetta su quella. Cambiare le cose dal basso è possibile».


Qualcosa in più su Sharon Cittone


Indicata da Forbes tra le donne più potenti al mondo che plasmeranno il futuro del cibo, Ciccone ha lavorato nella comunicazione, per poi decidere - in tempi in cui questi argomenti erano ancora senza voce - di approfondire i temi della sostenibilità e dell’innovazione nell’agroalimentare. 
È impegnata nell’empowerment femminile, è parte - tra le altre cariche - dell’advisory board del World Food Programme Italia, e del Global Chair for Food Innovation del G100, una rete internazionale di più di cinquanta donne leader. «I miei interessi - dice - sono questi: il cibo, la sostenibilità, e le donne.


Fonti

https://www.iodonna.it/benessere/diete-alimentazione/2023/11/20/carne-coltivata-grani-antichi-nuove-tecnologie-il-futuro-del-cibo-secondo-sharon-cittone/

https://www.vanityfair.it/article/sharon-cittone-summit-umbria-edible-planet-16-19-settembre-sostenibilita-sistema-cibo

sabato 18 giugno 2022

L'uomo e il latte (I° parte): l'alimento per tutte le età, per ossa forti e corpo sano!



Il falso mito del calcio

Il latte non è essenziale per assumere calcio, anzi i prodotti caseari peggiorano la salute delle ossa.
I Paesi del mondo in cui si beve più latte hanno statisticamente più osteoporosi e fratture del bacino. 
Di pari passo con l’aumento del consumo di latte/latticini e di calcio aumentano anche i fattori di rischio per l’osteoporosi e le fratture ossee. 
Più latte e latticini si assumono, più si hanno perdite ossee.
Ci sono eccellenti fonti vegetali di calcio che non provocano acidosi metabolica; anzi, sono alcalinizzanti e aiutano la salute delle ossa. I broccoli, il cavolo, gli altri ortaggi a foglia verde, i semi di sesamo, il tahini, il tofu con aggiunta di calcio e i latti vegetali e succhi di frutta fortificati hanno quantità adeguate di calcio che soddisfano il fabbisogno giornaliero.
Il fattore in assoluto più importante per la salute delle ossa è il movimento. Per aumentare e mantenere la densità ossea, è necessario porre sotto tensione le ossa regolarmente.
Anche la vitamina D ha un importante ruolo nella salute delle ossa. Indipendentemente dalla quantità di calcio che si consuma, per assorbirlo serve la vitamina D. Oltre il 90% della popolazione mondiale ha livelli di vitamina D insufficienti o carenti.


La caseina e i prodotti caseari

La caseina, la principale proteina del latte, provoca dipendenza psicologica ed è un potente promotore del cancro.
Inoltre i prodotti lattiero-caseari contengono ormoni, allergeni, lattosio, grassi saturi, colesterolo e pesticidi: tutte sostanze che possono causare nel tempo seri problemi di salute.
Producono alti livelli di grassi saturi e colesterolo, note cause di aterosclerosi e cardiopatia arteriosclerotica (ASHD).


Il lattosio

Il lattosio è uno zucchero contenuto nel latte che viene scisso nell’organismo ottenendo un altro zucchero, il galattosio.
A sua volta, il galattosio viene ulteriormente catabolizzato da enzimi.
Secondo uno studio condotto dal dr. Daniel Cramer (e collaboratori) a Harvard, quando il consumo di latticini eccede quantitativamente la possibilità enzimatica di catabolizzare il galattosio, questo può accumularsi nel sangue e può danneggiare le ovaie femminili.
Alcune donne possiedono livelli di questi enzimi particolarmente bassi e il consumo regolare di derivati del latte può triplicare in loro il rischio di sviluppare cancro ovarico.


Il latte e le malattie correlate

I tumori della mammella e della prostata sono stati messi in relazione con il consumo di derivati del latte, correlazione presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad aumentati livelli plasmatici di un composto denominato Insulin-like Growth Factor (IGF-I).
Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumino regolarmente latticini .
Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono presenti nel latte vaccino.
Uno studio recente mostra come soggetti maschili che presentino elevati livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro volte maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo fattore sono bassi.
Un ulteriore studio realizzato dal National Cancer Institute, dal National Institute of Health e dal World Cancer Research Fund condotto su 52.795 donne dimostra che:
  • consumare 1/3 di tazza di latte bovino al giorno aumenta del 30% la possibilità di sviluppare il cancro al seno;
  • consumare 1 tazza di latte bovino al giorno aumenta del 50% le probabilità di sviluppare il cancro al seno;
  • consumare 2-3 tazze di latte bovino al giorno aumenta dell”80% le probabilità di sviluppare il cancro al seno.
“Quello che è molto chiaro è che chi beve latte e mangia formaggi si ammala di più di cancro alla prostata." "La mia personale raccomandazione è di andare piano con i latticini, perchè i latticini non servono a niente". E i malati di tumore che hanno alti livelli nel sangue di fattori di crescita, come IGF1, che è stimolato dal consumo di latte, hanno una prognosi peggiore” (Franco Berrino).
Inoltre “I latticini contribuiscono significativamente ad elevare il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta – è spiegato sul sito della SSNV – e le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari”.
Infine, “studi epidemiologici in diversi Paesi dimostrano la presenza di una forte correlazione tra l’uso di latticini e l’incidenza di diabete insulino-dipendente“.


Un'overdose proteica

Il latte vaccino, dovendo servire ai vitelli, che hanno una velocità d’accrescimento fisico notevolmente superiore a quella umana (raddoppiano il proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il neonato umano lo raddoppia in 180 giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l’1,2% del latte umano. Tale notevole quantità di proteine nel latte di mucca costituisce, quindi, una autentica overdose proteica per un essere umano.
Si è cosi accertato che quando le proteine superano il normale fabbisogno del mammifero che assume un determinato latte, l’eccesso determina un sovraccarico per il fegato e le reni, che hanno il compito di eliminare i prodotti del metabolismo proteico.


Bibliografia 
Le informazioni sono tratte dalle seguenti opere:
Mills M. - Fattori promotori del cancro nel latte
Barnard N. - Ciò che l’industria del latte non vuol farti sapere
Berrino F. - 4 pilastri della nutrizione
Campbell T. C. - The China study

giovedì 28 ottobre 2021

L'igienismo o igiene naturale: la storia di un pensiero rivoluzionario


L’igienismo non è un semplice sistema alimentare, ma un vero e proprio stile di vita, in grado di restituire o favorire l’equilibrio e la salute.
O almeno questa è l'ambizione della corrente medico - filosofica nata e sviluppatasi negli Stati Uniti due secoli fa.
Si può dire che nelle società umane l’igiene naturale nacque dal bisogno di recuperare il proprio posto nella natura. A causa dei limiti fisici che la natura ha imposto alle nostre conoscenze, la storia e la preistoria conosciute, e parte della preistoria sommersa, non possono fornirci informazioni dettagliate sull’argomento, anche se possiamo ipotizzare che molto tempo prima dell’arrivo dei medici, l’uomo fosse in grado di prendersi cura della propria salute in piena autonomia, mantenendo un maggior contatto con sé stesso e il mondo esterno.


I precursori dell'igienismo

L’igiene naturale come filosofia di vita é comparsa in alcune figure di spicco che possono essere considerate come i precursori dell’igienismo moderno. Pitagora (600 a.C.) fondò la prima confraternita vegetariana-igienista della storia, seguito dai suoi allievi Platone, Socrate, Aristotele, tutti vegetariani, come anche Epicuro e Zenone (IV secolo d.C.), Seneca e l’imperatore Marco Aurelio.
In tempi piú recenti Leonardo da Vinci (XIV secolo d.C) parlava di come preservare la salute, come anche il naturalista Paracelso. Grazie alle menti di molti altri personaggi che ne adottarono i principi, una nuova concezione di salute si affacciava sempre più all’orizzonte dell’umanità, fino alla sua ascesa conclamata durante la rivoluzione industriale.


L'igiene naturale moderna

L’igiene naturale moderna è una filosofia di vita fondata sulla conoscenza e il rispetto delle leggi della vita.
Nacque agli inizi del 1800 negli Stati Uniti, da una costola della medicina. Le sue basi sono mediche, le sue pratiche no. 
Isaac Jennings (1788-1874) è attualmente considerato il padre fondatore, seguito dai principali pionieri Sylvester Graham (1794-1851), Russell Thacker Trall (1812-1877) e John Tilden (1851-1940) che hanno aperto la strada a una rivoluzione della salute imponente. 
Jennings smise di prescrivere farmaci e trovò che i suoi pazienti non solo non morivano ma guarivano da soli, ed elaborò un metodo che consisteva nel lasciar fare alla natura, fondando l’Ortopatia.
Graham si oppose alla demonizzazione di frutta e verdura durante l’epidemia di colera e attuò una riforma epocale tra le proteste degli industriali, oltre a realizzare un’opera scientifica rivoluzionaria sulla vita umana. 
Trall fuse queste ed altre produzioni intellettuali dell’epoca in un’unica scienza. 
In seguito Tilden formulò la Teoria della Tossiemia, che costituisce il sigillo della Scienza Igienista: la causa di tutte le malattie. 
Un secolo dopo fu principalmente Herbert Shelton (1895-1985) a riassumere in un’opera tanto vasta quanto incredibilmente ricca una tale mole di conoscenze igienistiche da mettere a soqquadro gran parte dei pregiudizi in voga. 
Il suo lavoro di disseppellimento venne collateralmente svolto anche da veterani come Felix Oswald, Mary Gove, Charles Page, T.C.Fry, James Jackson e molti altri che dedicarono la propria vita alla causa. Particolarmente importanti, anche se non direttamente collegati con il movimento, furono i lavori di Arnold Ehret (1866-1922) e William Bates (1860-1931) che anticiparono l’era moderna. 
L’ascesa dell’igienismo fu rallentata ed infine impedita dalla rivoluzione industriale, durante la quale si formarono i grandi gruppi finanziari, medici e farmaceutici. In tempi recenti esso ha ripreso a diffondersi grazie all’impegno di pochi esponenti in varie parti del mondo che continuano a mantenere vivi i suoi insegnamenti.


La Tossiemia e la visione della malattia

Ogni snervamento che conduce all’esaurimento dell’energia nevosa blocca l’eliminazione dei rifiuti nell’organismo, che cominciano ad accumularsi nel corpo ostacolando le sue funzioni. A questo punto la malattia interviene per eliminare le tossine. Dal momento che ogni patologia è autogenerata con lo scopo preciso di sgombrare l’immondizia, nessun igienista al mondo si metterebbe mai a curare la malattia, poiché essa rappresenta il processo naturale di autoguarigione innescato dalla tossiemia (sangue tossico). 
L’igienista mette in guardia il paziente dalle abitudini snervanti e lo educa al vivere sano, in armonia con le condizioni e i materiali utili o favorevoli al suo ristabilimento e che gli permettono di autogestire la propria salute.
Il rispetto e l’applicazione corretta delle leggi della vita sono tutto ciò che è necessario all’uomo per restare in salute fino alla morte o per recuperarla, per quanto possibile. La zona igienistica è compresa entro tali limiti e l’igienista non deve fare altro che mostrarli al paziente. I princípi igienisti sono ancora molto attuali, perché fondati sull’esistenza di leggi immutabili ed eterne, scientificamente osservabili dall’inizio appare come un processo “speciale”.


I cardini della teoria igienista
  1. Nell'organizzazione della vita fino alla cellula, non ci potrebbe essere posto per il "caso". In altre parole, la teoria dei batteri, virus, o microbi, sarebbe a loro dire sbagliata.
  2. L'organismo umano possiederebbe, da solo, la capacità di rimediare al disordine (la malattia) grazie alla sua capacità di auto-guarirsi, eliminando le cause che hanno originato lo squilibrio interno del nostro organismo.
  3. Contrariamente alla medicina, che secondo gli igienisti si occuperebbe di sopprimere i sintomi, l'igienismo dichiara di volersi concentrare sull'"organismo tutto intero".
  4. Tutto è disciplinato dall'"osservanza delle leggi naturali". Di qui l'importanza di conoscere quelle che l'igienismo definisce le leggi della vita e quelle che disciplinano la specie umana in particolare.
Elementi fondamentali per mettere in pratica i cardini sono il digiuno, la dieta e il riposo.
Il digiuno intensifica il lavoro di disintossicazione, incrementando l'azione degli emuntori e rendendo possibile l'autolisi, dalla quale consegue la distruzione degli eventuali accumuli patogeni e delle cellule degenerate: in questo modo il digiuno, secondo l'igienismo, è il processo di autoguarigione del corpo.
Circa la dieta, gli igienisti hanno sempre considerato il regime puramente vegetariano come ideale. Ci sono però anche versioni più restrittive considerate come migliori regimi dietetici, vale a dire i regimi vegano e crudista. Molta importanza viene data, sempre all'interno del capitolo dieta, alle buone abitudini a tavola:  le combinazioni alimentari, non bere durante i pasti, non mangiare se non si ha fame, non mangiare fuori dai pasti e mangiare la giusta dose, senza accumulare o perdere peso.
Ultimo pilastro del processo di autoguarigione secondo l'igienismo è il riposo, inteso come astensione dall'attività fisica, mentale, emozionale. Esso consente all'organismo di disporre di più energia da destinare alla riparazione dei tessuti malati o danneggiati.

domenica 21 marzo 2021

La microalga dei miracoli: la spirulina!


Qualche cenno storico

L'utilizzo a scopo alimentare dell'alga spirulina (Arthrospira platensis) è molto antico.
Pare che già i Romani conoscessero la Spirulina platensis. Nella versione Spirulina maxima, pare fosse presente nella dieta delle civiltà precolombiane (secondo le dichiarazione dello spagnolo Cortés, che nei primi anni del '500 assoggettò l'impero Atzeco.
Il termine Spirulina deriva da spirale; l'alga è così chiamata per la sua forma, appunto molto simile a una spirale.


Forma e habitat dell'alga spitulina

La spirulina è una piccola alga azzurra dalla forma stretta e allungata, che non supera il mezzo millimetro di lunghezza. Date le piccole dimensioni, l'alga spirulina appartiene alla categoria delle microalghe.
La si può trovare nella acque salmastre, e privilegia le zone tropicali e subtropicali. 
Come classificazione, essa rientra nella categoria delle alghe azzurre, nonostante sia di colore verde scuro, tonalità che le viene donata dalla presenza di clorofilla.


Proprietà nutrizionali

La spirulina è ricca di proteine, amminoacidi essenziali e lipidi. 
Presenta una grande quantità di grassi omega-6, con elevate quantità di acido gamma linolenico.
L'alga è considerata in grado di migliorare i livelli di colesterolo nel sangue, di trigliceridi, normalizzare la pressione arteriosa, partecipare alla formazione delle guaine mieliniche che rivestono i nervi e migliorare la funzionalità del sistema immunitario. 
La spirulina ha proprietà antiossidanti. Grazie a queste sue caratteristiche l'alga in oggetto è potenzialmente in grado di proteggere dai radicali liberi e dai danni che questi causano all'organismo (invecchiamento precoce, malattie neurodegenerative, alcune forme tumorali e malattia aterosclerotica).


Altre caratteristiche della spirulina

La spirulina presenta una elevatissimo contenuto proteico (65-70 g per 100 g di alimento; questo rende l'alga un alimento utile e nutriente, soprattutto per diete vegetariane o vegane.
La parete cellulare dell'alga spirulina, priva di cellulosa, le conferisce inoltre una buona digeribilità.
La spirulina sembra possedere anche un certo effetto sul controllo dell'appetito. Quando viene assunta prima dei pasti, accelera la comparsa del senso di sazietà e può in tal senso trovare spazio nelle terapie dietetico-comportamentali volte alla riduzione del peso corporeo.


Modalità e quantità di assunzione

La spirulina può essere assunta in polvere o in capsule.
La dose consigliata è di 10 g giornalieri, anche per più mesi.
Il valaore massimo giornaliero di assunzione non deve comunque superare i 19 g,

sabato 20 marzo 2021

Le alghe in cucina: una cultura millenaria!


Le alghe rappresentano un importante alimento per la completezza degli elementi nutrizionali contenuti; inoltre il loro utilizzo in cucina è millenario.
La tradizione dell'uso in cucina della alghe è stata molto forte nel bacino del Mediterraneo (si pensi alla Sicilia, dove spesso fino a qualche tempo fa si trovavano le alghe in vendita come le comune verdure), e non è solo tipica dell'Oriente.
Sono comunque numerosi i paesi che presentano le alghe nella loro consueta alimentazione (solo per citarne qualcuno: Filippine, Hawaii, Australia, Islanda e molti stati del Sud America).


I benefici dell'uso delle alghe in cucina

Le alghe presentano elementi che vengono dal mare e che non potremmo assimilare in altro modo: lo iodio, il ferro, il calcio, il fosforo, le vitamine (soprattutto la A e la E ma alcune addirittura di vitamina B12!) e le proteine. Inoltre, come le verdure di terra sono organismi fotosintetici e contengono, quindi, clorofilla.
Secondo la medicina tradizionale cinese le alghe dovrebbero accompagnare il pesce per equilibrarlo, poiché esiste una relazione armonica tra la vita marina animale e quella vegetale, esattamente come le verdure di terra dovrebbero sempre accompagnare i cibi animali poiché la stessa relazione esiste fra verdure e animali di terra.
Le alghe permettono di scaricare eccessi di sale vecchio e grassi, ma soprattutto permettono di proteggere l’organismo dai metalli pesanti e dalle radiazioni. Questa qualità è dovuta alla presenza di acido alginico. Le alghe brune ne sono particolarmente ricche.
Le alghe contribuiscono a rafforzare l’intestino (grazie alla presenza di mucillagini), il fegato, il pancreas, gli organi riproduttivi e la circolazione, migliorano la struttura dei capelli ed essendo ricche di calcio, rinforzano ossa e denti.


Le principali alghe usate un cucina

Le principali alghe usate in cucine sono classificate in brune (Kombu, Wakame, Hijiki, Arame) e rosse (Nori, Dulse, Agar-agar).
L’alga Kombu ha consistenza dura e spessa ed è di colore verde scuro. Tradizionalmente veniva usata dalle donne orientali per scurirsi a capelli. Contiene molti sali minerali, in particolare sodio e calcio e contiene più carboidrati rispetto alle altre alghe. E’ ricchissima inoltre di acido alginico, utile per rinforzare le pareti intestinali. E’ molto ricca anche di iodio, Gli effetti benefici per l’organismo sono moltissimi: ha effetto disintossicante, rafforza il sistema immunitario e stimola il metabolismo, migliora la digestione e le funzioni intestinali, favorisce la circolazione ed ha effetto alcalinizzante. Utile anche in caso di ipertensione e per la perdita di peso.L’alga Wakame è una parente stretta della Kombu. E’ l’alga che si usa per la zuppa di miso e che con le sue mucillagini aiuta quotidianamente a rinforzare l’intestino. E’ ricca di calcio, magnesio, ferro, fosforo, sodio, vitamina C e vitamine del gruppo B. E’ un’alga ricca di proteine, amminoacidi essenziali, come il triptofano, che la rendono un alimento complementare alle tradizionali fonti di proteine vegetali. Ha proprietà anticoagulanti, antibiotiche, disintossicanti per il fegato e protettive per l’intestino. Utilissima anche per patologie gastriche quali: gastrite, ulcera, pirosi, reflusso. Inoltre contiene iodio e selenio, due minerali essenziali per l’equilibrio tiroideo, quindi per il corretto funzionamento del metabolismo corporeo e il consumo dei grassi.
L’alga Hikiki cresce a profondità maggiori delle altre alghe e si arricchisce maggiormente di sali minerali. E’ più corposa e va cotta più a lungo. E’ di colore nero. Come l’Arame viene usata insieme a radici o tofu o cereali e altri cibi per dare un sapore più particolare. Anch’essa è ricca di ferro ed è l’alga più ricca di calcio (ne contiene 14 volte più del latte!). Contiene, inoltre, fosforo, carboidrati e proteine. Ha potere cicatrizzante, favorisce l’abbassamento del colesterolo, aiuta a mantenere costante la glicemia, restituisce il colore naturale ai capelli.
L’alga Arame è un’alga filiforme, di colore marrone scuro e sapore delicato; è l’alga che per prima si ad inserire nella dieta quando non si è abituati a mangiare le alghe. E’ ricca di ferro, calcio e magnesio, iodio e potassio. E’ buona fonte, come altre alghe, di proteine vegetali. Contiene beta-carotene. Ha numerose proprietà benefiche per l’organismo: ha potere dimagrante (ha basso contenuto di calorie, non contiene grassi ed è ricca di fibre), agisce efficacemente contro la stipsi, contiene fitoestrogeni antiossidanti che aiutano a neutralizzare gli effetti dannosi dei radicali liberi, aiuta a prevenire l’osteoporosi, combatte l’anemia da carenza di ferro, tonifica e nutre la nostra pelle, grazie a tutti i minerali che contiene, ha proprietà antivirali.
L’alga Nori che si trova in commercio somiglia a un sottile foglio di carte scura che è il risultato della pressatura ed essiccazione delle alghe. E’ un’alga friabile e dal sapore delicato poiché cresce in posti riparati sulle coste, dove l’acqua dolce si unisce a quella salata (foci ad esempio). E’ ricchissima di proteine e vitamine A, C e B1 e contiene anche ferro, fosforo e calcio. E’ utile per le donne incinte. Come tutte le alghe, contribuisce enormemente a sciogliere i depositi di grassi, riduce il colesterolo e facilita la digestione.
L’alga Agar Agar si può chiamare anche “Kanten”; questo è il nome giapponese dell’agar agar che fa parte delle alghe rosse. Non contiene molti fattori nutritivi (a differenza delle altre) ed è priva di calorie ma la sua proprietà è quella di diventare gelatinosa quando, dopo avere bollito insieme ad un qualunque liquido, raffredda. Per questa sua caratteristica viene usato per la preparazione di geli e budini. È utile per perdere peso in quanto, grazie alla sua proprietà di creare massa, ha effetto saziante. Ha, inoltre, proprietà diuretiche.
In Sicilia numerose sono le alghe utilizzate nell’alimentazione: Chondrus crispus, Calliblepharis jubata, Grateloupia filicina e Gigartina acicularis. L'alga Chondrus crispus viene utilizzata nelle insalate e per preparare zuppe e minestre. La Grateloupia filicina è un'alga rossa, che ha un colore verde violaceo intenso nei tratti basali del tallo. Il piatto tipico siciliano contenente le alghe è il Mauru, che non è che un’insalata a base di alghe rosse.

sabato 25 aprile 2020

Curare la depressione con le erbe (II°parte): la griffonia


La griffonia (Griffonia simplicifolia) è un arbusto rampicante sempreverde appartenente alla famiglia delle Fabaceae, originaria dell'Africa centro-occidentale e diffusa soprattutto in Ghana, Costa D'Avorio e Togo.
La pianta può può raggiungere i tre metri di altezza, con fiori di colore verdastro e i semi racchiusi all'interno di baccelli aventi una colorazione verde-rossastra. Vista la conformazione di semi e baccelli, la griffonia è nota anche con il nome di "fagiolo africano".

La sostanza estratta dalla polverizzazione dei semi di griffonia è di colore grigio-marrone, è il principio attivo è il 5-idrossitriptofano, noto anche come 5-HTP.
I semi di griffonia contengono anche altre sostanze di tipo indolico, come l'acido indol-3-acetilaspartico e l'acido 5-idrossi-3-indolacetico (o 5-HIAA).



Uso della griffonia nella medicina popolare


Nella medicina popolare africana, le foglie di griffonia vengono impiegate per favorire la guarigione delle ferite; mentre il succo da esse estratto viene utilizzato per il trattamento di disturbi renali.
La corteccia, invece, viene impiegata per la preparazione di cataplasmi da applicare sui sifilomi (lesioni che compaiono nella fase iniziale della sifilide).
Infine, il decotto ottenuto dal fusto e dalle foglie di griffonia viene utilizzato come rimedio contro il vomito, contro la congestione pelvica e, addirittura, come rimedio afrodisiaco.


5-HTP come antidepressivo, e non solo


Il composto 5-idrossitriptofano è un derivato amminoacidico e intermedio metabolico nella sintesi della serotonina, effettuata a partire dall'amminoacido triptofano.
La serotonina è un neurotrasmettitore molto importante per il benessere dell'organismo, poiché coinvolta in molte funzioni biologiche, fra cui ricordiamo i meccanismi di regolazione dell'umore, del sonno e del senso di fame.
L'assunzione orale di estratti di è in grado di incrementare i livelli di serotonina a livello del sistema nervoso centrale. L'assunzione orale del suddetto composto sembra permettere anche un incremento dei livelli di altri neurotrasmettitori, quali melatonina (molto importante nella regolazione del ritmo sonno-veglia), dopamina, noradrenalina e beta-endorfine (sostanze implicate anch'esse in numerose funzioni biologiche, fra cui la regolazione del sonno e il controllo dell'appetito).
La griffonia è in grado di contrastare l'abbassamento del tono dell'umore (a tal proposito, la pianta rientra nel grande gruppo degli antidepressivi naturali), l'insonnia e l'eccessivo appetito (in particolare per quanto riguarda il desiderio di carboidrati e dolciumi).
Gli estratti di griffonia possono essere utili anche nel contrastare il mal di testa cronico e il dolore derivante dalla sindrome fibromialgica.


Modalità d'uso

300-600 mg estratto secco in compresse o capsule lontano dai pasti, distribuito su 2 assunzioni giornaliere.


Controindicazioni della griffonia
L'assunzione della griffonia può portare alcuni effetti collaterali di lieve entità, come nausea, meteorismo, vomito, diarrea, bruciore di stomaco e flautolenza.
Inoltre, vi è la possibilità d'insorgenza di reazioni allergiche in individui sensibili.

lunedì 13 aprile 2020

Curare la depressione con le erbe (I° parte): l'iperico


L'iperico (Hypericum perforatum, anche detto erba di San Giovanni) è la pianta solstiziale per eccellenza, e cresce nei campi e nei giardini, in pianura e nelle zone montane di Europa, Africa e Nord America. 
Il termine "iperico" deriva dal greco hypo (sotto) erike (erica) e, secondo la tradizione popolare i suoi fiori, raccolti nella notte del 24 giugno (giorno di san Giovanni) avrebbero proprietà magiche e il potere di scacciare i "demoni del male" dal corpo e dallo spirito. Una credenza confermata dalla scienza, a giudicare dalle numerose virtù curative dell'iperico.


Le proprietà 

L'erba di San Giovanni è conosciuta per il potere cicatrizzante, antinfiammatorio e antisettico, di qui l'uso sotto forma di olio. Il fitocomplesso riunisce preziose sostanze attive presenti nella pianta: flavonoidi come rutina e quercetina, oltre a ipericina e pseudoipericina, iperforina, responsabili del caratteristico colore rosso. 
L’olio essenziale di iperico ha proprietà cicatrizzanti ed emolienti e stimola la rigenerazione cellulare. Un vero e proprio toccasana, insomma, in caso di eritemi, psoriasi, macchie della pelle, secchezza, smagliature, cicatrici e acne.
L'iperico agisce sui livelli di serotonina, dopamina e noradrenalina, influenzando la secrezione di melatonina, per questo esercita un'importante azione sul sistema nervoso contribuendo alla regolazione dell'umore e del sonno. L'erba di San Giovanni ha un effetto calmante e per le sue caratteristiche viene considerata un antidepressivo naturale, in grado di aiutare ad affrontare i periodi di solitudine, ansia, lutto e separazione.


Come usare l'iperico


L'iperico può essere utilizzato assunto per uso interno o per uso esterno. 

Per uso interno l'assunzione avviene tramite l'estratto secco: contro la sindrome ansioso depressiva si può ricorrere alle capsule di estratto secco che vanno assunte nella dose di almeno 500 mg al giorno (13 mg per ogni kg di peso corporeo) da assumere al mattino. Per influenza, stomatiti e herpes simplex l'assunzione varia dai 300 ai 900 mg al giorno da utilizzare per due settimane.
Seconda alternativa è l'assunzione tramite tintura madre: per la sindrome ansioso depressiva è possibile assumere anche 50 gocce di tintura madre in un po' d'acqua da una a tre volte al giorno per almeno due mesi consecutivi. 
Contro la gastrite bastano 30 gocce di tintura madre diluite in un po' d'acqua da assumere prima dei pasti principali.
Terza alternativa è l'infuso, ideale in caso di tosse, raffreddore e infiammazioni delle vie urinaria. Per prepararlo occorre versare un cucchiaio di sommità fiorite di iperico in una tazza di acqua bollente e lasciare in infusione per 10 minuti per poi filtrare prima di bere.

Per uso esterno, a livello topico, possiamo utilizzare l'olio di iperico. L'olio va utilizzato applicando poche gocce al bisogno, anche più volte al giorno, su scottature, escoriazioni, piaghe, ulcere e piccole ferite. Inoltre viene utilizzato anche per massaggiare il perineo dopo il parto, grazie al suo effetto lenitivo e cicatrizzante. Come antiage basta applicarne poche gocce ogni sera per vedere i primi risultati già dopo dieci giorni: pelle più liscia e rughe appianate.


Come autoprodurre l'olio di iperico

Per preparare l'olio di iperico occorrono 70 grammi di sommità fiorite e 250 grammi di olio di mandorle (in alternativa potete utilizzare olio di oliva o di girasole). Occorre far macerare le sommità per un mese e mezzo in una bottiglia di vetro chiusa (a temperatura ambiente). Bisogna poi esporre la bottiglia per un giorno interno al sole, filtrare e conservare in bottiglie scure in luogo fresco e a riparo dalla luce.


Controindicazioni

L'iperico ha effetti fotosensibilizzanti, per questo se ne sconsiglia l'uso prima di lampade solari o esposizione al sole.

Inoltre può interagire con alcune tipologie di farmaci: anticoagulanti, antidepressivi, farmaci contro il cancro, o medicinali che vengono utilizzati in caso di trapianti o Aids. L'uso di iperico è sconsigliato anche a chi assume la pillola anticoncezionale, in quanto può annullarne l'effetto, e alle donne in gravidanza e allattamento.
Tra gli altri effetti collaterali troviamo anche irritazioni gastrointestinali, agitazione, stanchezza ma anche allergia o intolleranza: in tutti questi casi è bene interrompere subito il trattamento e consultare il medico.

mercoledì 19 aprile 2017

i Cinque Riti Tibetani, elisir di eterna giovinezza!

I Cinque Tibetani o Cinque Riti Tibetani sono una serie di semplici asana, note anche come rituali per conservare l'eterna giovinezza. Aiutano a mantenere il corpo agile e flessibile, con un effetto benefico anche sulla mente.
Esse aiutano ad attivare l'energia vitale ed è consigliato praticarli al mattino (magari insieme al Saluto al sole -> vedi il post precedente).
Per eseguire gli esercizi occorre solo un pò di spazio e un materassino da palestra. Altrimenti si possono eseguire anche su pavimento nudo.
La tradizione tibetana richiede di ripetere ogni rito per 21 volte ma si può cominciare con più calma, ad esempio con 3 o 4 ripetizioni per ogni rito, facendo molta attenzione ad assumere le posizioni richieste in modo corretto e a compiere movimenti fluidi.
Fondamentale è anche la corretta respirazione durante le asana. Questa verrà spiegata dettagliatamente rito per rito appena sotto.

Primo Rito Tibetano


In piedi, braccia larghe, palme rivolte verso il basso, ruotare su se stessi in senso orario, in modo che il braccio sinistro ruoti verso destra (senso orario).
Secondo la tradizione, ruotare in senso orario aiuta il fluire dell'energia attraverso i chakra.
E' bene partire cauti e l'esercizio può portare perdite di equilibrio, nausea,..perciò è meglio iniziare con 3-4 rotazioni.

Secondo Rito Tibetano


Distesi a terra, supini, braccia lungo i fianchi, sollevare contemporaneamente le gambe a 90 gradi rispetto al busto (piedi flessi a martello) e la testa verso il petto. Spalle, schiena e bacino rimangono a contatto con il suolo. Inspirare durante la flessione ed espirare nella fase di distensione.


Terzo Rito Tibetano


In ginocchio, mani posizionate sui glutei, piedi in appoggio sulle dita flesse e in contatto con il suolo, testa appoggiata sullo sterno. Inarcare all'indietro testa, spalle e il tratto toracico della schiena. Inspirare quando si inarca ed espirare mentre si ritorna alla posizione di partenza. Durante il rito mantenere rilassate le mascelle.
Ustrasana (questo è il nome dell'asana) potenzia i muscoli della schiena, migliora la flessibilità della colonna vertebrale e la postura, oltre a garantire un massaggio benefico per gli organi addominali.


Quarto Rito Tibetano


Seduti, gambe distese e piedi larghi quanto le anche; tronco eretto, mento che tocca lo sterno e palme appoggiate a terra con le dita in avanti, piegare le ginocchia, sollevare il bacino e rovesciare indietro la testa, inspirando si sale ed espirando si torna alla posizione di partenza.
La posizione aiuta a rafforzare gambe e braccia.


Quinto Rito Tibetano


Proni, bacino e arti sfiorano terra, testa eretta, palme delle mani appoggiate a terra larghe quanto le spalle e piedi appoggiati sulle dita flesse larghe quanto le anche, sollevare il bacino, espirando. Inspirare tornando alla posizione di partenza.
Questa asana rafforza braccia e gambe, allevia lo stress e dona una sferzata di energia a tutto il corpo.


mercoledì 12 aprile 2017

La magia del Saluto al sole (Surya Namaskara)


Il Saluto al sole (in sanscrito Surya Namaskara), è una serie di asana di Hatha Yoga. 
Deriva dal sanscrito "surya" che significa "sole", e "namaskara" che significa "saluto".
Il saluto al sole viene generalmente eseguito al mattino, al sorgere del sole, per captare, assimilare e distribuire a tutto il corpo l'energia solare.


La sequenza

La sequenza viene realizzata in modo completo insieme all'ausilio di pranayama (esercizi respiratori), mantra (suoni vocali), mudra (gestualità simbolica) e con particolare attenzione ai chakra (centri energetici del corpo umano).
Un intero ciclo del saluto al sole si compone di due sequenze. La prima viene eseguita portando in avanti il piede destro mentre nella seconda si porta in avanti il piede sinistro.


Più precisamente le posizioni sono:
1 Pranamasana -> posizione della preghiera (espirazione)
2 Hasta uttanasana -> posizione delle mani sollevate (inspirazione)
3 Padahastasana -> posizione delle mani ai piedi (espirazione)
4 Ashwa sanchalanasana -> posizione equestre (inspirazione)
5 Adho mukha svanasana -> posizione del cane che guarda indietro (espirazione)
6 Ashtanga namaskara  -> saluto con gli otto arti del corpo (sospensione)
7 Bhujangasana -> posizione del serpente o del cobra (inspirazione)
8 Adho mukha svanasana  -> posizione del cane che guarda indietro (espirazione)
9 Ashwa sanchalanasana -> posizione equestre (inspirazione)
10 Padahastasana -> posizione delle mani ai piedi (espirazione)
11 Hasta uttanasana -> posizione delle mani sollevate (inspirazione)
12 Pranamasana -> posizione della preghiera (espirazione)

I movimenti vengono coordinati con la respirazione. I movimenti di passaggio da un'asana all'altra dovrebbero risultare fluidi. La posizione di appoggio delle mani, nelle fasi che lo richiedono, non dovrebbe mai cambiare dall'inizio alla fine della sequenza. 
All'inizio e alla fine del saluto ci si dovrebbe ritrovare nella stessa posizione.
Dato che i movimenti del Saluto al Sole seguono il respiro di chi lo pratica, non esiste una velocità standard di esecuzione. La pratica del Saluto al Sole potrebbe risultare più rapida o più lenta tra le persone di uno stesso gruppo durante una lezione di Yoga.


I benefici

Il Saluto al Sole ha un effetto tonificante ed energizzante sul nostro corpo. 
Permette di migliorare flessibilità e agilità, favorisce la digestione, rafforza le ossa, migliora postura e equilibrio, aiuta a perdere peso, migliora la circolazione del sangue, aiuta a disintossicarsi, ringiovanisce il corpo, favorisce, allevia lo stress.

venerdì 17 marzo 2017

I segreti del benessere (a tavola) (IV° parte): i semi di girasole e i semi di zucca

I semi di girasole


I semi di girasole contengono 557 calorie ogni 100 gr. Tra i semi oleosi, sono quelli con il minor apporto calorico e sono composti per circa il 45% da grassi, per il 20-28% da proteine e per circa il 23% da carboidrati.
Nei semi di girasole si trovano grandi quantità di vitamine B1, B2, B6, A, D e E.  
Vi si trova inoltre magnesio, ferro, cobalto, manganese, zinco e rame. Tra gli acidi grassi essenziali vantano un buona presenza di acido clorogenico, acido linoleico e acido folico.

I semi di girasole esistono in tre varietà e ognuna di queste vanta delle proprietà:
- i semi di girasole bianchi sono particolarmente ricchi di acido linoleico (omega-6), un acido grasso essenziale apprezzato per le proprietà antitumorali e per la prevenzione di arteriosclerosi e contro il diabete. L'acido linoleico inoltre favorisce l'accrescimento di massa magra rispetto a quella grassa.
- i semi di girasole neri sono particolarmente ricchi di ferro, manganese e zinco (impiegati nel metabolismo dei grassi e importanti per la crescita) oltre che di fibre.
- i semi di tipo striato sono molto utili per il corretto funzionamento dell'intestino.
In generale, i semi di girasole, sono molto nutrienti senza eccedere nei grassi e per l'alto contenuto di magnesio sono alleati del cuore e potenti antistress.
Sono ottimi per prevenire malattie cardiovascolari e arteriosclerosi.

I semi di girasole sono ottimi crudi in insalata, con muesli, come condimento a primi e secondi. Possono essere utilizzati per pesti e in macedonie.


I semi di zucca


I semi di zucca non solo si mangiano (anche se a volte senza saperlo) ma sono anche ricchi di principi attivi. 
Contengono vitamina E, magnesio, zinco e selenio. 
Il 50% dei semi di zucca è composto da grassi essenziali, il 24% da carboidrati e il 18% da proteine. Contiene in grandi quantità anche la cucurbitina, un amminoacido dalle proprietà vermifughe.
I semi di zucca aiutano anche a trovare la serenità, dissipare lo stress e trovare il sonno perduto.
In essi si trovano la vitamina E (azione antiossidante), la vitamina B2 (aiuta nella produzione di cellule ematiche), vitamina B3 (alleata nel metabolismo di proteine, grassi e carboidrati), vitamina B5, vitamina B6 (azione benefica sul sistema nervoso), vitamina C (antiossidante), vitamina k (regola lo zucchero nel sangue), vitamina J.

La presenza di magnesio è molto proficua per il cuore. Questo minerale migliora tutta la muscolatura del corpo. È inoltre un calmante naturale, cosa che influisce positivamente sul sistema cardiaco e quello nervoso.
Aiutano a riposare meglio di notte. Grazie all’alto contenuto di triptofano, aminoacido precursore della serotonina. In questo modo i semi di zucca non aiutano solo a sconfiggere l’insonnia ma migliorano anche la qualità delle nostre giornate, donandoci una nuova energia.
Mantiene regolare il livello di zucchero nel sangue grazie alla presenza di proteine facili da digerire, della vitamina K e dell’acido oleico (appartenente alla famiglia degli omega.
Sempre l’acido oleico aiuta a prevenire l’aterosclerosi.
L’alto contenuto di omega3 aiuta a prevenire l’invecchiamento e contrasta i tumori. 
La stessa azione viene data dalle vitamine E, vitamine C e le luteine.
Lo zinco rende questo alimento ideale per gli uomini. È ormai più che conosciuta l’azione protettiva che i semi di zucca, in particolare l’olio di semi di zucca, hanno sulla prostata, in particolare sull‘ipersensibilità prostatica benigna.
Sempre lo zinco in collaborazione con i fitosteroli aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo.
Il ferro dei semi di zucca aiuta a mantenere alta l’energia durante la giornata. 
Attenuano gli stati infiammatori, le irritazioni e i gonfiori.
Possiedono una buona quantità di fibre vegetali, cosa che li rende ideali per regolare le funzioni dell’intestino.
Regolarizza il PH. In pratica combatte l’acidità prodotta da alimenti come zuccheri, carne e altri prodotti raffinati.
Proteggono il nostro intestino dai parassiti grazie alla presenza di cucurbitina. 
Famosa appunto la loro azione vermifuga. Questa è forse una delle proprietà più apprezzate. E’ un classico rimedio naturale contro i vermi intestinali, riesce a farli staccare dalle pareti dell’intestino favorendone così l’espulsione.
Combatte e previene la cistite e le altre infiammazioni che coinvolgono l’apparato urinario. Sembra che aiutino a prevenire anche la formazione di tumori alle ovaie.
Se i vostri bambini soffrono ancor d‘incontinenza notturna, riescono a contrastare questo problema grazie all’azione curativa che hanno sul tono muscolare della vescica.

I semi di zucca si trovano già tostati e confezionati o si possono autoprodurre.
In questo caso basta prendere i semi freschi e metteteli nel forno per 15 minuti circa, 
a temperatura di 80-90°. 
Si possono consumare esattamente come e con i semi di girasole.