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martedì 29 gennaio 2013

Il piacere e il progresso: due miti inesistenti



Il piacere e il progresso sono i due cavalli di battaglia (i miti) delle moderne società "avanzate".

Il regno della tecnologia e della possibilità teorica infinita di ridurre sempre di più la fatica delle attività umane a favore di quelle "robotizzate", soddisfacendo non più solo i bisogni primari (mangiare, dormire, bisogni fisiologici), ma i "nuovi" bisogni è il regno che ormai accoglie tutti, vittime e favorevoli della direzione intrapresa.
Il lavoro umano, fino a qualche generazione fa lavoro solo fisico (agricoltura, allevamento, legna, costruzioni,..), ora trova capovolto il rapporto fatica-soddisfazione.

I cicli naturali dicono che seminando si raccoglie. La semina è preparazione del terreno, è protezione delle piante, attesa durante la crescita e poi raccolta. E' un processo che comporta fatica. Ed è ripagata dal frutto della pianta, nutrimento e fonte di energia per la vita. L'interdipendenza permette la nascita e lo sviluppo di entrambi i processi. 
Per l'allevamento è lo stesso e così per tutti i cicli biologici.


Ora l'uomo è catapultato in un sistema diverso. I concetti di preparazione, semina, attesa e raccolta sono vecchi e sepolti. C'è già il prodotto pronto per essere consumato ed non ha più senso faticare per averlo.

E così i bisogni da dover soddisfare cambiano e diventano la ricerca del soddisfacimento del piacere
Il piacere è il nuovo misuratore della qualità della propria vita. Più si ha più si è felici e più si può dire che si sta vivendo decentemente. Andare alle terme, un bel massaggio, andare a prostitute sono i piaceri fisici del nuovo millennio che rendono più felici e rilassati, e perchè no, annullano momentaneamente i problemi. Dopo tutto, unti e straunti, sbattacchiati a destra e sinistra da mani abilissime non può che rendere lontanissimi e inesistenti la fame, l'aids, le guerre, per buttare qualche nome così.
Ma il bagno, il massaggio, l'atto sessuale finiscono. E la vita e le sue questioni irrisolte e dolorose tornano ad affollare la mente e il corpo. L'insoddisfazione, a braccetto con i sensi di impotenza e di vergogna (per aver pensato ingordamente solo a stessi), dilaga. Sigarette e alcol cercano di allietare il disastro..ma niente, niente da fare.

Una vera grandissima fregatura questa idea in cui siamo caduti. Scambiare il progresso per il poter avere tutto e non essere soddisfatti nell'averlo con facilità. Il seppellire la moralità di fronte alla soddisfazione di un qualcosa che soddisfazione non dà, se non per un attimo illusorio.

Il progresso va rivisto
La voglia di "piacere", in questi termini, è da stanare.
Occorre tornare a seminare, a fare fatica. Solo così si esce da un imbuto che relega a essere
ingranaggi di una macchina che tanto dà e il doppio prende, una gioia concede e dieci ne chiede.

sabato 26 gennaio 2013

La tv è la finzione

Dopo la moda è il turno della televisione.
Si, perchè se la moda è la finzione, la tv non è certo da meno.
Ormai è molto difficile trovare qualcosa di decente (quasi impossibile) da vedere sul
piccolo schermo.
Già, perchè i palinsesti abbondano di trasmissioni con vallette semi nude, con applausi
annessi facili e gratuiti
, e ben poco da poter imparare e memorizzare.
 

Si parla del nulla.
 

O meglio, temi che meriterebbero attenzione sono trattati con sufficienza, per fare audience e non per dibattito, crescita.
Si va dalla politica (o forse finta politica), passando per lo sport, i giochi, la musica,.. nessun campo la scampa.

Nei programmi i presentatori sono sempre gli stessi, gli ospiti d'onore idem, le veline sono sempre svestite, gli applausi abbondanti e finti, i sorrisi sempre sprecati.
I telegiornali parlano delle solite notizie. 7 canali nazionali e le notizie sono sempre le stesse. E' possibile? Certo, perchè tutto è controllato e monopolizzato. Tutti sanno ma nessuno spiffera insomma.

Le trasmissioni politiche seguono lo stesso copione. Destra, sinistra, fascismo, comunismo,..
parole, parole, parole,..bla bla bla..e conta più il vestito del parlamentare di turno di quello che dice o promette. Bhè si, perchè si promette e si mette la faccia. Ma tanto ormai è facilissimo prendere in giro tutti: la metà dormono davanti all tv, i restanti sono a commentare il vestito o gli interventi di chirurgia estetica recenti.
E i break? i consigli televisi? Le pubblicità?
Spesso partono con volume maggiorato, supportate dalle solite canzoni che si sentono ovunque, con l'obbiettivo di sempre: vendere. Quale miglior modo se non farlo su soggetti rembambiti davanti a uno schermo?!
 

Il tutto è agghiacciante. Il principale mezzo di informazione, quasi gratuito (il canone è la tassa per il possesso della tv), è sotto scacco, tra interessi economici, politici, indifferezza generale e menefreghismo (due tette e una bella macchina in pubblicità e tutto va più che bene!). La tv formato 2013 non ha personalità, tanto meno moralità e concretezza.
E' il nulla, il nulla a visione nazionale e mondiale.
E consuma corrente. Particolare indifferente, ma non troppo. Perchè continuare a guardarla?

giovedì 24 gennaio 2013

La moda è la finzione

Seguire la moda significa uniformarsi al modo di agire e di comportarsi di un insieme di persone, significa pensare e sognare di far parte di un gruppo, spesso a discapito della ragione e dei propri princìpi.
 

La moda dell'abbigliamento (scarpe, abiti, intimo,...) è uno dei principali pilastri dell'economia attuale.
Spesso si dimentica che codesta moda non segue il volere delle persone, bensì è imposta
dall'alto
, da stilisti, manager e creatori di marchi: è un gran giro di soldi. E il farne parte alimenta la catena.
La gente si raffigura nella moda (ripeto, creata dalle elìte) e sceglie determinati prodotti
poiche si sente "libera" nel farlo. La realtà dice che ahimè è l'esatto opposto, vale a dire
è schiava, costretta a scegliere tra un ristretto gruppo di prodotti, obbligata a farlo per rimanere nel giro e continuare a "essere qualcosa".
Il tutto tra armadi pieni, voglia continua di acquisti per non rimanere mai fuori dal giro, sfruttamento della manodopera sottopagata che nella stragrande maggioranza dei casi produce i prodotti della moda.
Questo discorso vale anche per altri campi: mi compro la 500 perchè sono il tipo ideale che la
guida, la golf perchè sono uno che sa spingere sull'accelleratore, il telefono marchiato
dolce & gabbana perchè fa stile,..


Chiaro, non è facile (è quasi impossibile) stare fuori dal giro delle mode.
Però la conoscenza di come stanno e come vanno le cose può farci pensare e agire in maniera
più consapevole circa i nostri acquisti.
Per esempio, circa il vestiario, può farci rinunciare alle firme e ai marchi "che contano",
smettendo di riempire le tasche dei proprietari di queste, preferendo abiti o scarpe "anonimi", acquistando nei mercati locali e non nei grandi stock, acquistando capi usati, personalizzando il tutto come più ci piace.
Ognuno ha e deve avere la propria moda, il proprio stile. Ma questo è puramente personale
e deve continuare a esserlo. Ognuno ama dei colori, uno stile più sportivo o più elegante.

Con i piedi per terra e scelte ponderate, etiche e studiate possiamo sentirci più noi e più in sintonia con le nostre scelte, più liberi di quanto non lo siamo ora.
Per gli altri campi il discorso è il medesimo: usare la ragione, smetterla di farci guidare, smetterla di essere pedine nelle mani dei boss del marketing e della globalizzazione.
In più usare i criteri ecologici, ambientali e di sostenibilità per rendere duraturi e meno dannosi i nostri acquisti. 


Consiglio a tutti la canzone sul tema dei Duff, "Finzione", dall'ultimo album "Ci sono gente che non stanno bene".