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martedì 22 luglio 2025

Elogio della pacciamatura


Con pacciamatura si intende la tecnica agricola che consiste nell'utilizzare uno strato di materiale vegetale (tipicamente erba secca o paglia) per coprire un terreno in spazi appositamente scelti, quali orti, frutteti o attorno a singole piante.
Il processo consente di evitare l'erosione del suolo, aumentare la fertilizzazione del terreno sottostante il materiale pacciamante e di limitare l'uso di acqua per irrigare.
 

Perché pacciamare

Il suolo in natura non è mai sgombro da elementi vegetali. 
Prati, alberi e boschi occupano il terreno (sfruttando la luce per crescere) senza lasciare spazi liberi, salvo in presenza di terreni poco fertili o frane. Questo permette di evitare smottamenti, migliora la qualità del suolo ed è la base per la creazione degli ecosistemi in cui viviamo.
È così che lavorare il terreno arandolo o rendendolo spoglio, come succede negli orti classici (ma anche nei comuni campi coltivati in maniera intensiva), intacca le proprietà del suolo, rendendolo più esposto ai fenomeni atmosferici e all'aridità.
 

L'utilizzo in orti e frutteti 


Ottima soluzione è quindi evitare di lasciare la terra nuda, coprendola con dell'apposito materiale vegetale. 
Negli orti questa tecnica permetterà la copertura del terreno e la decomposizione del materiale organico aggiunto stimolerà la presenza di lombrichi.
La parte di terra "nascosta" sarà inoltre più umida e sarà di conseguenza minore la quantità di acqua necessaria per irrigare.
La tecnica della pacciamatura può anche consentire di creare un orto in un campo incolto (o tipicamente in un prato) evitando operazioni invasive nel terreno in grado di intaccare la qualità del suolo. 
Nel blog ne ho parlato appositamente qui https://burgibill.blogspot.com/2023/?m=0

Anche attorno alle piante da frutto la pacciamatura permette di limitare la crescita delle infestanti (e quindi lo sfalcio dell'erba) e di migliorare il terreno per il rsdicamento.


I materiali da utilizzare 

La pacciamatura può essere effettuata con materiali agricoli di riciclo quali sfalci di erba, rovi, paglia e addirittura carta e cartone (senza residui chimici al loro interno) . 
Non vi sono controindicazioni nel suo utilizzo, se non il pensiero di avere un paesaggio meno ordinato e preciso rispetto al comune.


Una tecnica di contrasto ai cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici bussano alla nostra porta. Sempre di più le estati sono calde e secche, con piogge assenti o violente per pochi istanti. 
Minimizzare l'uso dell'irrigazione è un obiettivo che a lungo termine può fare risparmiare soldi e risorse preziose.
La pacciamatura va in questa direzione e a tutti gli effetti può essere considerato un metodo di contrasto al cambiamento climatico. 

giovedì 29 febbraio 2024

Le grandi muraglie verdi (I parte): in Africa


La Grande Muraglia Verde è una barriera di alberi lunga quasi ottomila chilometri e larga quindici che attraversa in largo il continente africano, dal Senegal fino all’Oceano Indiano. 
Si tratta di un progetto che attualmente vede coinvolti ben undici Paesi africani e che potrebbe riconvertire circa cento milioni di arido deserto in terreni coltivabili.


Prospettive non solo ambientali ma anche economiche

Nel corso dell’One Planet Summit per la biodiversità, che si è tenuto a Parigi l’11 gennaio 2021, sono stati stanziati circa 14.3 miliardi di dollari al fine di accelerare gli sforzi per ripristinare la terra degradata, salvare la diversità biologica, creare posti di lavoro verdi e rafforzare la resilienza della popolazione saheliana. 
La riforestazione di milioni di ettari, oltre a rappresentare una strategia ecologia imponente, è una grande opportunità economica per molte comunità africane che basano gran parte del proprio sostentamento su aree rurali. 
Nel concreto, infatti, stando ad alcune stime, i milioni di alberi che verrebbero piantati potrebbero catturare circa 250 milioni di tonnellate di carbonio e creare 10 milioni di posti di lavoro “verdi”.


L'obiettivo principale: la lotta alla desertificazione. Ma non solo...

L'obiettivo principale della Grande Muraglia Verde è la lotta alla desertificazione, ovvero all’ampliamento dei deserti esistenti e la formazione, espansione o peggioramento della sterilità e aridità di vaste zone terrestri. 
Inoltre, sotto il profilo economico-produttivo, la trasformazione di terreno fertile in deserto rappresenta un enorme danno per moltissime aziende che si trovano, nel giro di poco tempo, ad operare in regioni inospitali e improduttive. 
Nel 1994 è stata siglata una convenzione internazionale (UNCCD, Convenzione contro la desertificazione) per cercare di contrastare questo preoccupante fenomeno. 
Tale Convenzione definisce la desertificazione come «il degrado delle terre nelle aree aride, semi-aride e sub-umide secche, attribuibile a varie cause, fra le quali variazioni climatiche e attività umane». 
Tra le principali cause della desertificazione, in parte naturali e in parte dovute all’opera dell’uomo, si segnalano: la siccità, gli incendi, la deforestazione, l’urbanizzazione, l’inquinamento, lo sfruttamento agricolo troppo intenso, l’erosione provocata dalle piogge intense, lo sfruttamento eccessivo dei bacini acquiferi superficiali e sotterranei. 
La Grande Muraglia Verde rappresenta un tentativo per arginare e, nel tempo, arrestare quella che è diventata a tutti gli effetti una delle principali piaghe ecologiche del nostro tempo.


Dagli albori del progetto ai tempi nostri


Nel 1952 biologo inglese Richard St. Barbe Baker ipotizzò per la prima volta la necessità di costruire una barriera verde per impedire al deserto del Sahara di estendersi. 
Il pensiero dello studioso era occorreva realizzare una lunga fascia alberata larga 50 km per contenere il deserto, che già negli anni Cinquanta del secolo scorso veniva percepito come una potenziale minaccia ambientale. 
L'idea di Barbe Baker divenne realtà solo nel 2007, ovvero 55 anni dopo la sua iniziale teorizzazione
Lanciato dall’Unione Africana, il progetto venne sostenuto fin da subito dall’Onu e finanziato dalla Banca Mondiale e da altre organizzazioni locali e internazionali con un esborso iniziale di circa tre miliardi di dollari
Ad oggi il Sahara è il più grande deserto subtropicale al mondo, con un’estensione di circa nove milioni di chilometri quadrati, in cui vivono 232 milioni di persone. 
La Grande Muraglia Verde si spera sia  completata entro il 2030. Questo è il limite temporale fissato dall’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile. 
Secondo alcuni report presentati dalla FAO, per arrestare il degrado del suolo è necessario riqualificare dieci milioni di ettari all’anno
È un ritmo certamente serrato, ma che sarebbe in grado di modificare in positivo la vita di decine di milioni di persone, oltre che di arrestare una delle più gravi crisi ambientali odierne.

 
Lo stato attuale dei lavori

I lavori di riforestazione inquadrati nella costruzione della Great Green Wall sono iniziati nel 2008. 
Il Senegal, secondo il New York Times, è diventato uno dei Paesi leader del progetto, avendo piantato una quantità notevole di alberi lungo una striscia di più di 530 chilometri, a nord del Paese, per un costo di 6 milioni di dollari.
I paesi coinvolti nel progetto sono: Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Etiopia, Eritrea e Gibuti
Attualmente è stato piantato circa il 20% della Grande Muraglia Verde: si parla di una striscia lunga circa 530 chilometri. 


Fonti

https://www.geopolitica.info/grande-muraglia-verde-sfida-ecologica-nostro-tempo
https://www.green.it/grande-muraglia-verde-africa/

mercoledì 20 dicembre 2023

Creare un piccolo orto da un terreno a prato

L'orto, o meglio giardino, è il luogo destinato alla coltivazione di ortaggi, verdure e legumi.
È un laboratorio permanente, con gli obiettivi a lungo termine di migliorare la fertilità del terreno e autoprodursi cibi vegetali.

Sarà ubicato nel luogo più adatto (esposizione al sole, riparo dai venti, pendenza del terreno), con opportune aree interne di movimento, irrigazione e compostaggio.
È opportuno che l'area sia recintata per evitare l'ingresso di animali salvatici e munita di cancelletti per un ingresso agevole.


Le diverse aree nell'orto

Le aree destinate alla semina e coltivazione delle varie specie vegetali sono chiamate bancali, ovvero appezzamenti di pochi metri quadrati di terreno, appositamente studiati e mai calpestati.
Tra un bancale e l'altro ci sarà una zona di transizione (quindi calpestabile) su cui ci si muoverà.
Il bancale sarà leggermente sopraelevato da terra e ospiterà più colture in grado di supportarsi e aiutarsi tra loro. La semina potrà essere diretta (da seme) o via trapianto da vasetto (con piantine con già 3 o 4 foglie).

L'importante è considerare il terreno come in costante mutamento, auspicando e agevolando un continuo aumento della fertilità.


Il mio esperimento 

Nella piccola area adiacente alla casa in cui vivo ho trasformato in pochi mesi un piccolo terreno a prato in un orto.

Le fasi iniziali hanno previsto l'installazione della recinzione, con tondini e scarti di rete riciclata.
In seguito ho proceduto con la costruzione dei bancali. Avvalendomi di carta e materiale organico (letame di cavallo maturo e foglie/rami raccolti direttamente dal bosco) ho creato un primo strato, direttamente appoggiato all'erba.





Ho poi creato i viali di passaggio, scavando la terra e riversandola sui nuovi bancali. Ho tolto i sassi e frantumato le zolle, lasciando poi consolidare i nuovi substrati per qualche settimana. Ho fatto tutto nei mesi invernali, cercando di arrivare pronto per la semina del periodo primaverile.

L'ultimo step è stato la pacciamatura, ovvero la creazione di uno strato di erba secca sopra al bancale in grado di proteggere il terreno dall'erosione e dalle intemperie e mantenere l'umidità nella parte sottostante.


Dopo pochi mesi dalla semina si può notare la nascita delle prime colture (patate e pomodori) poi integrate dalla messa a dimora di bietole, zucchine, fagioli e cavoli.
Il bancale realizzato con il metodo della permacultura sinergica (ovvero coltura permanente) ha un rendimento maggiore rispetto all'orto con il metodo tradizionale, necessita di pochissima acqua d'irrigazione e resiste bene ai periodi estivi di siccità.
Il suolo sotto lo strato di pacciamatura è sempre umido e ricco di lombrichi. Inoltre la corretta consociazione dei vari elementi rafforza i rapporti tra le piante e stimola una forte e sana produzione vegetale.
In ultimo le colture alla fine del loro ciclo produttivo possono essere sostituite da nuove e vigorose, sempre nel rispetto delle distanze e della corretta consociazione.




Per ulteriori consigli o richieste di informazioni invito chiunque a scrivermi e sperimentare il metodo di cui ho scritto.
Anche con pochi metri quadrati a disposizione è possibile autoprodursi cibo e creare una piccola zona di benessere personale!

lunedì 27 novembre 2023

Il divieto di pubblicità della carne nei Paesi Bassi


I Paesi Bassi si affermano come capofila europeo nella rivoluzione contro l'abuso della carne.
Diverse città hanno infatti vietato la pubblicità della carne.

Utrecht è l'ultima città in Olanda ad approvare il divieto di fare pubblicità per la carne e i prodotti derivati: la misura potrebbe diventare nazionale.
In un’iniziativa che riflette la crescente preoccupazione per la salute e l’ambiente, Utrecht è diventata l’ultima città olandese a bandire la pubblicità dei prodotti a base di carne dai propri spazi pubblicitari. La decisione segue un divieto simile adottato l’anno scorso dalla città di Bloemendaal e la discussione in corso in altre aree, tra cui Zwolle, Haarlem, Amsterdam e la provincia di Noord-Holland.


La motivazione

La motivazione fornita dall’amministrazione comunale è duplice. Da una parte c’è l’impatto negativo che l’eccessivo consumo di carne ha sulla salute dei cittadini, dall’altro la necessità di contrastare il cambiamento climatico.

Utrecht ha già dimostrato il suo impegno sociale adottando divieti simili sulla pubblicità dei combustibili fossili per auto in passato. La città ha deciso di estendere la sua visione ecologica includendo la carne tra i prodotti vietati.

La decisione del comune si applica solo ai cartelloni pubblicitari di proprietà delle autorità locale, circa 850 spazi in tutto il territorio cittadino. Questa iniziativa, che riprende quelle di altre città dei Paesi Bassi, potrebbe essere il precursore di una tendenza più ampia verso politiche più restrittive nei confronti di prodotti non sostenibili.


La lotta dei Paesi Bassi alle emissioni degli allevamenti di carne

L’ordinanza si inquadra infatti in un contesto più ampio di cambiamenti nelle politiche europee riguardo all’agricoltura. Il ministro olandese dell’Agricoltura, della Natura e della Qualità del cibo Piet Adema ha recentemente dichiarato che l’Unione Europea non dovrebbe fornire sussidi per la produzione di carne, ma dovrebbe piuttosto concentrarsi su prodotti salutari e che non danneggiano l’ambiente.

Nonostante l’iniziale scetticismo degli allevatori, in realtà, non si sono levate particolari proteste dall’industria della carne. I Paesi Bassi mirano alla conversione della filiera verso prodotti plant based o verso la carne coltivata, da noi chiamata “carne sintetica” e bandita proprio sulla spinta di associazioni di categoria come Coldiretti. Si tratta di un business mondiale da 25 miliardi di dollari.


Sempre meno carne nei Paesi Bassi?

Mentre la Commissione Europea discute sull’allocazione futura dei sussidi all’agricoltura, la situazione olandese potrebbe anticipare un cambio di paradigma nel modo in cui la carne è promossa e consumata in tutta Europa.

La recente diminuzione delle vendite di prodotti a base di carne nei Paesi Bassi, insieme all’incremento del mercato plant based suggerisce che la coscienza ambientale e le preferenze dei consumatori stanno influenzando le abitudini alimentari in modo significativo. Resta da vedere se altri Paesi comunitari seguiranno l’esempio olandese, con la trasformazione dei divieti della carne in una tendenza dell’intero continente.

Il tempo per fermare il cambiamento climatico sta finendo e i numeri sull’utilizzo delle risorse e del suolo per gli allevamenti sono ormai noti a tutti. Una dieta vegana o che preveda meno prodotti di origine alimentare può rappresentare un punto di partenza per limitare l’impatto dell’uomo sul Pianeta, ma un cambio di abitudini prevede anche il supporto alla transizione di piccole e grandi realtà, per evitare la perdita di milioni di posti di lavoro.


Fonte

https://quifinanza.it/economia/carne-bandita-pubblicita-stop-olanda-utrecht/767504/amp/

sabato 25 novembre 2023

Le sette sfide della sostenibilità del cibo, by Sharon Cittone

Sharon Cittone è tra le ospiti eccellenti del Women Economic Forum.
Gli argomenti trattati sono stati relativi a carne coltivata, grani antichi e nuove tecnologie.
Cittone propone 7 grandi sfide del futuro del cibo per un mondo più sostenibile, facendo la premessa che pochi consumatori sono consapevoli che il settore agroalimentari incide per circa un terzo sul cambiamento climatico.


1. La carne coltivata


«La questione più importante per un pianeta con una popolazione in crescita e una richiesta di carne in aumento è quella delle proteine complementari e alternative. E la carne coltivata è una soluzione che solo una politica miope può non vedere», spiega Cittone. 

Va ricordato che la carne sintetica e costituita da proteine sintetiche «lavorate in laboratorio senza aggiunta di antibiotici, quindi il meglio che si possa desiderare».


2. Meno allevamenti intensivi


È la concorrenza degli allevamenti intensivi che va combattuta. Quelli a cui sono destinati i foraggi prodotti sul 60% delle terre coltivabili nel mondo. Tanto è il consumo di suolo destinato a nutrire gli animali allevati in batteria. «Considerate che cosa state mangiando: cercate le immagini di un pollo di 50 anni fa e confrontatelo con il pollo com’è oggi. Scoprirete di nutrirvi con dei polli Schwarzenegger, con enormi pettorali, che del pollo hanno pochissimo.


3. Le eccellenze italiane

La carne coltivata non fa concorrenza alle eccellenze. «Anzi, l’allevatore di razza Chianina o la carne prodotta in malga saranno meglio tutelati, proprio in quanto eccellenze italiane. È giusto spendere di più per mangiare meno carne, se è buona e sana».

Ma gli investimenti sui prodotti italiani devono essere coerenti, rispondere a una visione d’insieme. «Non è possibile pagare un ananas un quarto di una mela trentina: il consumatore può darsi torni a casa contento ma il sistema che gli ha proposto questa scelta è sbagliato».


4. L’agricoltura rigenerativa

«Significa, in parte, tornare alla saggezza dei nostri nonni. In parte, innovare. Il futuro del cibo è nell’agricoltura biologica ma anche rigenerativa: quella che punta a salvaguardare il microbioma, rigenerando il suolo. Solo in questo modo torneremo ad avere arance che sanno di arance, e mele di mele, con le proprietà nutrizionali che oggi presumiamo abbiano ma non hanno più», spiega Cittone.

Bando, dunque, allo sfruttamento intensivo del suolo e alle monoculture destinate agli allevamenti. Un’agricoltura buona e rigenerativa è quella che aumenta la biodiversità delle specie vegetali e di quelle microbiche, che integra gli animali e le piante nell’azienda agricola e che consente anche alla terra di riposare.


5. La biodiversità

Nel corso della storia umana, su circa 30.000 specie di piante commestibili, “solo” 6/7mila sono state coltivate a scopo alimentare. E di queste “solo” 170 su scala commercialmente significativa. Ma oggi dipendiamo fortemente solo da una trentina di queste colture. E più del 40% delle nostre calorie giornaliere provengono da solo tre di quelle 30mila: riso, grano e mais. Il fatto che migliaia di colture siano state trascurate o sottoutilizzate non è solo un peccato per tutti i sapori e i nutrienti che ci stiamo perdendo, ma anche per l’agricoltura stessa. Se sono state “trascurate” è magari perché hanno rese basse o semplicemente non sono stati ben studiate e non sono mai entrati nel mercato globale. Sostenute dalle politiche e dai finanziamenti giusti, potrebbero rinascere.

«L’Italia è, in questo senso, un caso scuola: ha una biodiversità unica. Dai grani antichi alle mele: la varietà di alimenti a disposizione per creare una dieta sana e ricca è enorme», spiega Cittone. Prendiamo i legumi: Slow Food ne ha inclusi 300 a bordo della sua Arca del Gusto, di cui 124 in Italia, e ben 48 legumi in Italia sono Presìdi Slow Food. Oppure le olive: In Italia ci sono oltre 538 varietà di alberi di olivo, che producono olive da olio.


6. La filiera

Tra le sfide del futuro del cibo c’è anche una nuova attenzione alla filiera. «Significa chiedersi e pretendere di sapere da dove viene il cibo che si porta in tavola. Sia la carne coltivata, la bistecca di Chianina, l’ananas o il piatto di pasta. Quando sull’etichetta leggete un’ingrediente che fate fatica a pronunciare, non comprate quel prodotto. Stop», dice Cittone.


7. Lo spreco alimentare

«Lo spreco alimentare lungo tutta la filiera è un altro tema importante, con un impatto esorbitante sul portafoglio e sulla salute», conclude Cittone. «Ma un tema decisivo è anche l’impatto degli imballaggi. Compresi i cosiddetti sacchettini biodegradabili, che biodegrabili non sono affatto. Ogni nostra scelta è decisiva: proviamo allora a pesare la nostra zucchina senza sacchetto e a mettere l’etichetta su quella. Cambiare le cose dal basso è possibile».


Qualcosa in più su Sharon Cittone


Indicata da Forbes tra le donne più potenti al mondo che plasmeranno il futuro del cibo, Ciccone ha lavorato nella comunicazione, per poi decidere - in tempi in cui questi argomenti erano ancora senza voce - di approfondire i temi della sostenibilità e dell’innovazione nell’agroalimentare. 
È impegnata nell’empowerment femminile, è parte - tra le altre cariche - dell’advisory board del World Food Programme Italia, e del Global Chair for Food Innovation del G100, una rete internazionale di più di cinquanta donne leader. «I miei interessi - dice - sono questi: il cibo, la sostenibilità, e le donne.


Fonti

https://www.iodonna.it/benessere/diete-alimentazione/2023/11/20/carne-coltivata-grani-antichi-nuove-tecnologie-il-futuro-del-cibo-secondo-sharon-cittone/

https://www.vanityfair.it/article/sharon-cittone-summit-umbria-edible-planet-16-19-settembre-sostenibilita-sistema-cibo

venerdì 7 ottobre 2022

L'orto, o meglio il giardino: luogo di nutrimento, fisico e mentale

L'orto: un giardino fonte di armonia e nutrimento (soprattutto per la mente)


L'orto, o meglio il giardino, è uno spazio dinamico, in continua evoluzione. E' un ambiente di colori, odori, sapori, in cui più specie vegetali convivono, regalandoci cibo per vivere.
E' un ambiente di lavoro, ma anche di divertimento, sogno, pace interiore.
Essendo così importante e mistico, va trattato con le dovute accortezze: se troppo stressato rischierà di perdere energia, se poco sfruttato potrà diventare popolato de erbe non volute.


La progettazione del giardino

Il giardino, prima di prendere forma, va pensato: le zone di camminamento verranno pressate dai nostri piedi e tenderanno ad essere poco adatte alle coltivazioni; andrà pensato anche come irrigare e in che modo, e come realizzare i "bancali" e quanto farli grandi.
Dopo un'attenta supervisione si potrà partire con la realizzazione delle zone che non verranno più calpestate e in cui verranno innestate le piante, appunto i bancali.
Intorno all'orto buon consiglio è mettere a dimora piante officinali (salvia, rosmarino, lavanda), in grado di proteggere da insetti e roditori poco voluti. Nell'orto stesso si possono mettere alcune varietà utili ad attirare insetti amici e facilitare l'impollinazione.
In questa guida vi spiego come creare un orto da zero su terreno incolto, senza mezzi agricoli: https://burgibill.blogspot.com/2017/03/orto-permaculturale-da-zero-senza-zappa.html?m=0.


Un laboratorio di sinergia

La consociazione delle piante è fondamentale. Nell'orto "sinergico", in cui più varietà si aiutano e migliorano la qualità del suolo, il giardino diventa a lungo termine, idealmente perenne. On line esistono molte tabelle sulle consociazioni favorevoli.
Altro aspetto importante è il benessere delle piante. Se esse avranno spazio, terreno e acqua adatti godranno generalmente di buona salute. Un aiuto ulteriore è dato dai macerati, vale a dire miscele di acqua e piante particolari lasciate a macerare in essa (con quantità e tempistiche variabili). Ortica e equiseto so le specie più adatte a creare il proprio macerato, ma non sono le uniche. Anche per questo argomento il web è pieno di informazioni.
Ultimo aspetto da considerare, ma non per importanza, è la copertura del suolo. In natura il terreno non è mai esposto direttamente agli agenti atmosferici: rischierebbe l'erosione e la perdita di fertilità. Anche il nostro giardino non potrà avere il terreno "nudo"; il rimedio è la pacciamatura, ovvero l'utilizzo di paglia o fieno a terra (attorno alle nostre piantine). In questo modo pioggia, sole e gelo non intaccheranno il suolo, la cui struttura potrà migliorare grazie all'umidità che si genererà sotto la pacciamatura.



I semi: la vita parte da loro

E poi ci ci sono i semi, ovvero le madri delle nostre piante. Queste vivono per "andare in semenza", per generare figli e permettere la continuazione della specie e della vita. E' buona prassi convivere con le nostri piante in semenza; ed è fondamentale raccogliere i semi, custodirli e utilizzarli creando le proprie varietà e la propria banca del seme.
I semi vanno conservati in ambiente asciutto e lontano da sbalzi di luce e temperatura. Dovranno essere asciutti e ben secchi al momento dell'archiviazione. Il loro uso potrà poi essere direttamente a terra o in vaso. 


La semina: un momento magico

Per la semina è di fondamentale importanza la luna: alcune specie vanno seminate con luna crescente (quelle di cui si mangia il frutto), altre con luna calante (quelle di cui si mangiano le foglie). 
I periodi si semina sono tipicamente la primavera; tuttavia numerose specie tardive o autunnali vogliono la semina a fine estate.
E' consigliabile creare una piccola zona serra per le piantine in vaso, in una zona riparata e al sicuro da inconvenienti.


domenica 21 marzo 2021

La microalga dei miracoli: la spirulina!


Qualche cenno storico

L'utilizzo a scopo alimentare dell'alga spirulina (Arthrospira platensis) è molto antico.
Pare che già i Romani conoscessero la Spirulina platensis. Nella versione Spirulina maxima, pare fosse presente nella dieta delle civiltà precolombiane (secondo le dichiarazione dello spagnolo Cortés, che nei primi anni del '500 assoggettò l'impero Atzeco.
Il termine Spirulina deriva da spirale; l'alga è così chiamata per la sua forma, appunto molto simile a una spirale.


Forma e habitat dell'alga spitulina

La spirulina è una piccola alga azzurra dalla forma stretta e allungata, che non supera il mezzo millimetro di lunghezza. Date le piccole dimensioni, l'alga spirulina appartiene alla categoria delle microalghe.
La si può trovare nella acque salmastre, e privilegia le zone tropicali e subtropicali. 
Come classificazione, essa rientra nella categoria delle alghe azzurre, nonostante sia di colore verde scuro, tonalità che le viene donata dalla presenza di clorofilla.


Proprietà nutrizionali

La spirulina è ricca di proteine, amminoacidi essenziali e lipidi
Presenta una grande quantità di grassi omega-6, con elevate quantità di acido gamma linolenico.
L'alga è considerata in grado di migliorare i livelli di colesterolo nel sangue, di trigliceridi, normalizzare la pressione arteriosa, partecipare alla formazione delle guaine mieliniche che rivestono i nervi e migliorare la funzionalità del sistema immunitario. 
La spirulina ha proprietà antiossidanti. Grazie a queste sue caratteristiche l'alga in oggetto è potenzialmente in grado di proteggere dai radicali liberi e dai danni che questi causano all'organismo (invecchiamento precoce, malattie neurodegenerative, alcune forme tumorali e malattia aterosclerotica).


Altre caratteristiche della spirulina

La spirulina presenta una elevatissimo contenuto proteico (65-70 g per 100 g di alimento; questo rende l'alga un alimento utile e nutriente, soprattutto per diete vegetariane o vegane.
La parete cellulare dell'alga spirulina, priva di cellulosa, le conferisce inoltre una buona digeribilità.
La spirulina sembra possedere anche un certo effetto sul controllo dell'appetito. Quando viene assunta prima dei pasti, accelera la comparsa del senso di sazietà e può in tal senso trovare spazio nelle terapie dietetico-comportamentali volte alla riduzione del peso corporeo.


Modalità e quantità di assunzione

La spirulina può essere assunta in polvere o in capsule.
La dose consigliata è di 10 g giornalieri, anche per più mesi.
Il valaore massimo giornaliero di assunzione non deve comunque superare i 19 g,

lunedì 3 aprile 2017

Orto permaculturale da zero senza zappa? Possibile (III° parte): la manutenzione e i macerati

La "manutenzione" dell'orto è in realtà la parte meno stressante e più piacevole.
Dapprima, dopo la semina, occorrerà semplicemente bagnare ogni tanto i bancali ed estirpare le infestanti ai lati dei bancali stessi.
Dopo la crescita delle piante seminate occorrerà invece procedere con la legatura, se necessaria, è cioè nel caso di legumi e solenacee, oppure con la sarchiatura o il rincalzo, per varietà come sedano, finocchio, invidie.
Circa l'irrigazione è importante effettuarla al mattino presto o al tramonto, per favorire il miglior assorbimento del terreno e ridurre l'evaporazione.
Fondamentale, per un orto sano e vigoroso, oltre alle consociazioni e alla fertilità del terreno, è l'uso dei macerati.
Quelli che uso personalmente sono il macerato di ortica e il macerato di equiseto.
Entrambi hanno materie prime facilmente reperibili, presenti in zone umide, scarpate, nelle bordure dei campi, etc.


Il macerato di ortica


Il macerato di ortica può essere utilizzato sia come antiparassitario, che come fertilizzante, grazie all’elevata quantità di sali minerali, azoto, ferro e vitamine. 
Esso stimola lo sviluppo delle piante
La sua funzione dipende dalle dosi: più puro per la funzione antiparassitaria, più diluito per quella fertilizzante.
Nella preparazione del macerato è la pianta intera ad essere utilizzata, sia fresca che essiccata, eccetto le radici. 
Nel caso in cui si prepari con ortica fresca, questa va raccolta prima della fioritura.
La proporzione per il macerato con la pianta fresca è 10 chili di ortica per 10 litri di acqua, anche piovana.
Una volta riempito di acqua e ortiche, il macerato va fatto riposare e mischiato ogni due giorni: il contenitore resterà aperto, ma è necessario applicare un panno per evitare l’attacco di insetti. 
I tempi di macerazione variano a seconda delle temperature: generalmente, dopo due o tre settimane circa il macerato è pronto. Un elemento da tenere d’occhio per regolarsi sono le bolle della fermentazione: quando spariscono, è il macerato è maturo. 
Se si prolunga la macerazione, il composto accentuerà la sua azione fertilizzante.
Per bloccare la fermentazione, bisogna aggiungere al macerato un po’ di aceto: il 2-4% rispetto al totale. Una volta pronto si può usare il macerato per un anno e mezzo, chiuso e ben conservato: nel caso in cui ci siano residui di pianta, prima di utilizzarlo è comunque necessario filtrarlo.


Il macerato di equiseto


L'equiseto è una pianta spontanea che cresce nei terreni umidi o sulle rive dei fossi ed è molto diffusa, in gran parte dell'Italia. 
L’equiseto rinforza le piante contro le malattie crittogamiche perché contiene tantissimo silice che va a rinforzare i tessuti delle piante orticole e aiuta a renderle meno sensibili a muffe e funghi (peronospora, marciume radicale, mal bianco;..).
Dell’equiseto si utilizza tutta la pianta senza le radici, nella quantità di 1 kg (pianta fresca) o 150 g (pianta secca) per ogni 10 litri di acqua.
Il macerato di equiseto si realizza lasciando fermentare in un contenitore acqua e la piante stessa.
Le piante possono essere immerse intere oppure spezzettate, secondo la dimensione del vostro secchio. Se immerse intere è meglio togliere la radice.
Occorre rimescolare di tanto in tanto e dopo circa 7 giorni le erbe introdotte si macerano, fermentando leggermente.
A questo punto il macerato è pronto: le foglie risultano sciolte, si intravedono appena le nervature e il colore è ancora verde.
Si filtra e si diluisce con altra acqua fino a 40 volte, ovvero 1 litro di macerato si diluisce in 40 litri di acqua.


L'utilizzo dei macerati

Entrambi i macerati possono essere utilizzati direttamente sulla foglia, sul colletto delle piante o sul terreno.
L'uso anti parassitario deve essere effettuato con una diluizione elevata del macerato in acqua.
Una diluizione minore sarà necessaria per l'uso al colletto, e ancora minore per l'uso come fertilizzante.

lunedì 27 marzo 2017

Orto permaculturale da zero senza zappa? Possibile (II° parte): la semina, le consociazioni, la pacciamatura e la banca del seme


Nel post precedente ho parlato della costruzione dei bancali.
Una volta realizzati e trascorsi un pò di mesi si può procedere alla semina diretta o al trapianto di piantine da vasetto.
Ci si accorge che la terra è pronta dal colore (che col tempo cambia e diventa scuro) e dalla presenza dei lombrichi, veri costruttori e miglioratori del terreno.
Va inoltre detto che l'umidità velocizza tempi, perciò bagnando il bancale l'acqua stessa accellererà la decomposizione dello strato erba tagliata-cartone.
Con un pò di esperienza risulterà immediato distinguere un bancale pronto alla semina.


La semina


La semina può essere di due tipi: a spaglio direttamente sul terreno o in semenzaio (in questo caso ci sarà da effettuare il trapianto).
Fondamentale per entrambe è la luna.
La regola fondamentale da seguire è la seguente: in luna crescente si semina tutto ciò che si vuole vada velocemente in semenza (cioè la piante di cui si mangia la bacca o il fiore), mentre in luna calante si semina tutto ciò che si vuole non vada in semenza velocemente (cioè le varietà di cui si mangia la parte aerea o la radice).
Per intenderci esempi di specie da semina in luna crescente sono le solenacee (pomodori, melanzane, peperoni, le patate sono escluse essendo tuberi), i cavoli (cappuccio, verza, broccoli,...),i legumi (piselli, fagioli, ceci, fave,...), mais, i cereali (frumento, orzo, segale, farro,...).
Esempi di specie da semina in luna calante sono: lattughe, invidie, radicchi, rape, finocchi, bietole, barbabietole, rapanelli, cipolle, aglio. 
Con luna crescente si intende l'intervallo tra tre giorni dopo luna nuova fino a tre giorni prima la luna piena. Con luna calante si intende l'intervallo tra tre giorni dopo la luna piena e tre giorni prima della luna nuova. 
Va inoltre detto che il periodo migliore per la semina è tra il quarto e il decimo giorno dal cambio di luna. 
E' fortemente sconsigliato fare operazioni a cavallo del cambio di luna.
Questo perchè la luna è una calamita di energia e nel top del suo "lavoro" può avere effetti molto diversi da quelli che cerchiamo.
Per i trapianti da semenzaio a terra è consigliato effettuarli in luna calante, così come la raccolta (quando possibile).
Re-imparare a osservare la luna e "lavorarci insieme" è fondamentale nell'orto. Farlo permette di migliorare la produzione e non sprecare energia inutile.
Un'ultima cosa sulla semina è che la posizione del seme nel terreno è importante, ed è fondamentale per le cucurbitacee (il seme di zucche e zucchine del essere con la punta verso il basso) e per l'aglio e la cipolla (con la pancia verso il basso).
Importante è bagnare abbondantemente dopo la semina, per favorire immediatamente la germinazione delle sementi. 


La pacciamatura

Dopo la semina di fondamentale importanza è la copertura del terreno, ovvero la pacciamatura.
Questa può essere di erba tagliata, fieno o paglia. L'importante è che lo spessore sia di qualche centimetro è che l'intera superficie sia coperta.
La pacciamatura permette il mantenimento dell'umidità negli strati sotto di essa, limitando lo spreco dell'acqua dell'irrigazione.
Inoltre limita i danni che il pieno sole dell'estate può fare sul terreno.
Non bisogna infine avere paura che l'ombra generata da essa non faccia germinare i semi. Al contrario il mantenimento dell'umidità farà germogliare molto di più.


Le consociazioni

Altro aspetto fondamentale sono le consociazioni, vale a dire la combinazione di più varietà insieme.
Il tutto perchè ci sono specie che insieme si aiutano e si supportano.
Esistono in internet tabelle molto esaurienti sul tema, quindi non spenderò troppo tempo.
Scrivo solo delle mie preferite, che faccio da anni e che danno ottimi risultati.
Queste sono: legumi con cavoli, solenacee con cavoli, mais con solenacee (in quest'ultima si legano addirittura melanzane, peperoni e pomodori alle piante di mais!), cipolle e solenacee.
Io lascio poi di solito patate, zucche e zucchine (cucurbitacee)  e aglio da soli, poichè chiedono tanto al terreno e se stanno bene non c'è storia per altri vicini.

Per le solenacee e per i legumi sarà poi necessario l'utilizzo di sostegni per evitare la rottura della pianta per il peso delle bacche.
E' bene fare anche attenzione alla corretta raccolta, cercando di specializzarsi nel farla nel modo meno invasivo e più delicato possibile.


La creazione della propria banca del seme 

Un ultimo aspetto, a me molto caro, riguarda la creazione della propria banca del seme.
Da anni ho un archivio personale di semenza del luogo dove sto.
Avere i propri semi è per me un metodo di libertà, nonchè sinonimo di specie autoctone, più resistenti e più forti.
Consiglio a tutti la creazione di una personale banca del seme.
Anche per questo non è tutto immediato.
Qualche consiglio che posso scrivere è: i semi dei pomodori vanno tolti dal pomodoro maturo e devono essere lasciati essiccare con la gelatina annessa, i semi di peperoni e melanzane devono essere tolti con la bacca più che matura, i semi della zucchina devono essere prelevati quando essa è alla massima grandezza e ingiallisce (uguale per la zucca, che però non diventa gialla), i semi del cavolo devono essere tolti quando il baccello è secco e devono essere lasciati asciugare per qualche giorno prima di essere archiviati, e lo stesso procedimento deve essere eseguito per la se3menza di legumi, finocchio, rapa, sedano, bieta, barbabietola, cicoria, invidia e radicchio.
Il miglior modo per conservare il seme è in contenitori che permettano ad essere di respirare
e non essete troppo schiacciati l'un l'altro. In questo ognuno può ingegnarsi, ma l'umidità è la principale creatrice di muffa e quindo la principale nemica della conservazione.
La vita di un seme è di numerosi anni, ma l'anno seguente al raccolto rappresenta il picco della germinabilità.
Consiglio infine la sperimentazione di sempre nuove varietà, soprattutto le varietà antiche e autoctone e il libero scambio-baratto delle semenza.

domenica 26 marzo 2017

Orto permaculturale da zero senza zappa? Possibile (I° parte): la costruzione dei bancali


L'orto, in questo periodo dell'anno e nella vita in generale, è un laboratorio di inter-scambio con la natura; è, personalmente parlando, un'opera d'arte ogni anno diversa, sempre in mutamento.
I colori, gli odori, il vedere la nascita e lo sviluppo delle piantine (da seme)...tutto questo rende l'orto uno dei miei luoghi preferiti.

Fondamentali devono essere la varietà delle specie, la loro convivenza e aiuto reciproco (sinergia) e le rotazioni annuali, per evitare affaticamenti e perdite di fertilità.
Osservando queste poche regole si può tornare a Nutrirsi (con la enne maiuscola) con un netto aumento della qualità del cibo, quindi della propria vita e tutto ciò che questo comporta.
Per me l'orto è tutto tranne che fatica, sofferenza..non può esserlo e non deve diventare una lotta contro la natura. Il detto "l'orto ti vuole morto" è un mito da sfatare e da riconvertire in "l'orto ti vuole vivo, eccome!".
E' chiaro che nulla piove dal cielo; ed essendo l'orto uno spazio umano il lavoro da fare c'è. Personalmente nella mia quotidianità occupa tutto l'anno e segue l'andamento delle stagioni: in inverno si concima, in primavera si semina, in estate si cura e si raccoglie, in autunno si fanno le ultime semine, si continua a raccogliere e si inizia a concimare.
Tutte queste attività, se fatte con i tempi giusti e capendo il proprio orto, richiedono carichi di "fatica" diluiti e piacevoli e rendono il terreno, con gli anni, sempre più fertile e vivo.
Ecco che lo scambio uomo-orto diventa un percorso, un cammino comune, prolungato, di dare-avere.
Il tutto viene di solito racchiuso nelle parole di orto permanente, permaculturale, sinergico,...insomma, il nome non è poi così importante quanto il risultato.


L'orto da zero. Come muoversi?


Tutti sognamo un orto "produttivo", fin da subito, con terra friabile e soffice.
Tutti immaginiamo di buttare il seme e vedere la piantina bella e forte dopo poco.
Bhè, spesso la realtà è più complicata e diversa dai sogni. 
Ma partendo bene si può arrivare prima a buoni risultati.
Iniziando da zero, cioè da un prato incolto, la domanda sorge spontanea: che fare?
Innanzitutto occorre scegliere il prato giusto.
Se l'orto è estivo occorre valutare l'esposizione al vento (che in caso di siccità è molto duro da sopportare); se è invernale occorre un posto che non geli troppo, riparato il più possibile.
La posizione deve essere accessibile, vicino a casa per ridurre l'attacco degli animali selvatici, con acqua a portata di mano.
(Premessa: con un orto sinergico pacciamato il consumo di acqua è molto limitato, ma comunque non se ne può fare a meno).
Una volta stabilito il luogo idoneo occorre pensare a un piccolo impianto di irrigazione, e al posizionamento dei vialetti interni (le uniche zone che verranno calpestate all'interno della zona orto) e alle zone compost.

Poi si passa alla costruzione vera e propria dei bancali.
Un'altra premessa: per me l'uso dei bancali è l'unico che garantisce vita duratura all'orto e, quindi, l'unica via da seguire.
Il consiglio è di farli non troppo grossi. L'ideale è un 1,5 metri di larghezza per non più di 3-4 di lunghezza.
Ma come farli?
Io sconsiglio e odio la zappa.
Il mio metodo è questo: si pone nella zona scelta per il bancale un mucchio di erba tagliata (o scarti vegetali di qualsiasi tipo: potature, foglie, rametti), si copre il mucchio con uno strato di cartoni (o carta) spesso qualche centimetro e sopra ancora a questo si concima.
Si lascia riposare il tutto per un paio di mesi e poi è pronto per l'utilizzo.
Il procedimento sembra complicato, ma con organizzazione non è difficile; più lo spessore  degli strati è alto, più la terra del bancale diventerà buona prima.
Per concimare può essere usato il compost della stagione precedente o letame, possibilmente di cavallo.
Il bancale non verrà mai più calpestato, e ogni anni si concimerà sono gettando materiale organico sopra lo strato superiore.
Bisogna tenere bene a mente che lo strato superficiale del terreno è il più fertile. 
Zappando, arando, fresando lo si va a toccare e lo si rovina. Uno dei segreti per un orto duraturo e in miglioramento costante nel tempo e non intaccare la sua vita organica superiore.
Fatto il primo si può procedere con gli altri.
Per ora è tutto. Nel prossimo post parlerò delle semine vere e proprie e della pacciamatura!