domenica 17 luglio 2022

La droga nella guerra (negli ultimi cent'anni): un aiuto prezioso per superare i limiti umani

La Prima Guerra Mondiale e la cocaina

Sul fronte italiano e tedesco della Prima Guerra Mondiale era consuetudine dare una razione di cocaina (sul fronte italiano in particolare grappa e cocaina), per gli effetti sedativi del dolore e stimolanti all’azione che il mix dava al milite. 
La cocaina soprattutto è stata per molto vista come droga d’elezione per stimolare azioni militari audaci e impavide per i suoi effetti energizzanti, riduzione del senso di fatica, entusiasmo con limitazione del senso di paura, aumento di fiducia, concentrazione e propensione al rischio (anche sconsiderato). 

I nazisti e le anfetamine


La droga più usata dai nazisti fu l'anfetamina
I soldati di Hitler, il 14 maggio 1940, conquistarono l'Olanda: fu determinante la loro capacità di combattere senza sosta, giorno e notte, senza dormire. Questa resistenza sarebbe stata garantita dal Pervitin, un "farmaco militarmente prezioso" usato regolarmente anche dal generale Rommel e dallo stesso Hitler.
Il Pervitin fu creato e sviluppato nel 1937 dal medico Fritz Hauschild, rimasto colpito dagli straordinari effetti delle benzedrine sugli atleti americani che avevano partecipato alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. 
All'inizio della Seconda Guerra Mondiale veniva distribuita ai soldati dai medici militari. Secondo Der Spiegel, più di 35 milioni di dosi di Pervitin da 3 milligrammi furono confezionate per le forze di terra e aeree tedesche tra l'aprile e il luglio 1940. Per i loro uso massiccio sui tank tedeschi e austriaci le tavolette di Pervitin furono soprannominate Panzerschokolade, "cioccolato per carri armati".


Le anfetamine nella Seconda Guerra Mondiale 

L'esercito giapponese usò molte le metanfetamine tra il 1939 e il 1945.
Nel dopoguerra molti soldati ebbero problemi di dipendenza e faticarono a tornare a una vita libera dalla droga.
Gli alleati usarono invece un mix di anfetamineovvero un inalatore di Benzedrine. Gli statunitensi lo impiegarono per un motivo psicologico: non volevano che i propri piloti si sentissero svantaggiati rispetto ai tedeschi. Tuttavia il ricorso alle anfetamine non fu indolore: i piloti alleati accusarono effetti collaterali come forte irritabilità e incapacità di incanalare la concentrazione. Molti militari diventarono dipendenti da queste sostanze e continuarono ad abusarne anche a guerra finita.


Le droghe della guerra in Vietnam

L'eroina, la marijuana e altre droghe furono molto usate dai i soldati americani nel conflitto in Vietnam (1955 - 1975). Si stima che tra il 10 e il 15 per cento dei soldati ne facessero uso costante. Anche qui, per molti ci furono problemi di dipendenza: il presidente Nixon fu costretto a finanziare la prima grande espansione di programmi per il trattamento delle tossicodipendenze.


I tempi odierni e il Modafilin: ottimo per non dormire mai 


Nei tempi moderni un farmaco usato a livello militare è il Modafilin.
Il Modafilin è uno stimolante, creato per curare la narcolessia e inserito nella lista "proibita" delle sostanze dopanti.
E' attualmente testato per prolungare il numero di ore di veglia delle truppe (si arriva a 48 ore senza dormire). Fu dato per la prima volta ai piloti dell'Air Force americana nel 2003 in occasione dell'invasione in Iraq e si lavora ora alla struttura della molecola per prolungare ulteriormente la capacità di rimanere svegli.


I guerrieri dell'Isis e il Captagon

C'è un motore invisibile che toglie ai terroristi dell'Isis anche l'ultimo scampolo di umanità risparmiato da fanatismi e ideologie: si chiama Captagon.
Molto spesso viene usato prima del momento in cui compiono una strage. 
La "droga della Jihad" è un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti da decenni diffuso nei Paesi del Golfo, e ora diffusosi in modo capillare tra chi combatte la "Guerra Santa".
Gli effetti della droga sono la perdita di giudizio, la resistenza alla fatica, l'euforia e l'abbandono di ogni inibizione. Chi assume il Captagon può non mangiare o dormire per giorni, ed è pervaso da un senso di onnipotenza che fa sentire invincibili. Siringhe con tracce di Captagon - si può anche iniettare - sono state trovate nella casa di uno degli attentatori di Parigi e la stessa droga era nel sangue di uno dei terroristi di Sousse, Tunisia.

martedì 12 luglio 2022

I curdi (II° parte): storia di infiniti sfruttamenti e tradimenti

La promessa non mantenuta dopo la Prima guerra mondiale

Dopo la Prima guerra mondiale (e il conseguente smembramento dell’Impero ottomano nei vari paesi del Medio Oriente), era stata prevista anche la creazione di un Kurdistan per il popolo curdo
I 14 punti di Wilson e la promessa dell’autodeterminazione dei popoli come principio fondamentale del nuovo ordine mondiale, accesero le speranze indipendentiste curde. Queste promesse, almeno in parte, sembrarono realizzarsi nel trattato di Sèvres, l’accordo di pace firmato il 10 agosto del 1920 tra Francia, Gran Bretagna, Italia, Grecia, Giappone e Impero Ottomano, quest’ultimo uscito sconfitto dalla guerra.
Ma in seguito alla guerra d’indipendenza turca, dopo un anno e mezzo di scontri, nel 1923 Ataturk trionfò, scacciando le potenze straniere e abolendo il Sultanato. Come primo presidente della Turchia, firmò un nuovo trattato di pace, il Trattato di Losanna, nel 1924.
Ataturk riuscì a ottenere la rimozione di qualsiasi riferimento al Kurdistan indipendente, delimitando i confini della Turchia che ancora oggi conosciamo in cambio del riconoscimento delle colonie occidentali nelle ex-province ottomane.


Lo sfruttamento curdo durante la Seconda guerra mondiale e gli anni '70

Dopo la Seconda guerra mondiale, i curdi furono più volte sfruttati dagli Stati Uniti nell’ambito della Guerra fredda.
La peculiare condizione del popolo curdo, presente in quattro grossi paesi mediorientali e pronto ad accettare l’aiuto e le armi di chiunque si fosse reso disponibile, lo rendeva lo strumento perfetto di varie operazioni di destabilizzazione compiute nel corso della Guerra fredda nella regione. Le conseguenze del fallimento o dell’abbandono di queste operazioni, però, furono subite esclusivamente dai curdi.

Negli anni Settantagli Stati Uniti sostennero un piano dell’Iran (che al tempo era un paese alleato), per armare i curdi iracheni contro il regime di Saddam Hussein. L’obiettivo era di indebolire l’esercito iracheno, ma non abbastanza da sconfiggerlo, per non rischiare che anche i curdi iraniani si ribellassero. Per tre anni Stati Uniti e Iran sostennero la rivolta curda in Iraq, con migliaia di perdite curde, ma nel 1975 Iran e Iraq trovarono un accordo. Il sostegno americano e iraniano ai curdi si interruppe improvvisamente, e i curdi si trovarono da soli ad affrontare la repressione di Saddam Hussein: migliaia di persone furono uccise.


Gli anni ottanta e novanta: storie di innumerevoli genocidi


Negli anni Ottanta
in Iran aveva preso il potere una dittatura teocratica. Gli Stati Uniti, in opposizione all'espansione dello stato iraniano, appoggiarono il regime di Saddam Hussein. Ne scaturì una guerra in cui Saddam mise in atto un genocidio contro la popolazione curda, che aveva ripreso a ribellarsi. Nella seconda metà degli anni Ottanta le forze irachene uccisero tra le 50 mila e le 180 mila persone curde. Vennero usate armi chimiche; per esempio nella città di Halabja nel 1988 furono uccise circa 5.000 persone, in gran parte civili.


Negli anni Novanta gli Stati Uniti entrarono in guerra contro l’Iraq, nella Prima guerra del Golfo, per difendere il Kuwait invaso da Saddam. Le forze americane spinsero rapidamente l’esercito iracheno fuori dal Kuwait. Dopo la dichiarazione dell'allora presidente americano Bush («L’esercito iracheno e il popolo iracheno [devono] prendere in mano la situazione e obbligare Saddam Hussein, il dittatore, a ritirarsi», i curdi iracheni iniziarono una grande rivolta armata sperando nell’intervento americano. Migliaia di curdi furono uccisi dalla brutale repressione irachena, senza che nessuno si muovesse in loro soccorso.


La storia recente: dal tradimento americano a quello della NATO

Nella storia recente, meno di un decennio fa (precisamente nel 2014) il gruppo terroristico dello Stato Islamico (ISIS) conquistò la gran parte di Siria e Iraq.
L’amministrazione americana (con Obama presidente) fece ricorso ai curdi che divennero i soldati sul campo: per anni furono i curdi la forza principale che combatté e infine sconfisse l’ISIS sul campo, armati dagli Stati Uniti e sostenuti dai bombardamenti dell’aviazione americana.
I curdi siriani riconquistarono all'ISIS ampi territori nel nord della Siria e iniziarono a governarli in sostanziale autonomia. Speravano di avere l’appoggio degli Stati Uniti. 


Dopo la sconfitta dell’ISIS, gli Stati Uniti mantennero un contingente di circa 1.000 soldati nella regione, per sorvegliare l’area ma anche, indirettamente, per proteggere i curdi.
L’alleanza di fatto tra curdi e Stati Uniti era però un problema per il presidente turco Erdogan, che temeva che la creazione di un’entità politica curda forte nel nord-est della Siria, giusto al confine con la Turchia, avrebbe creato sommovimenti anche tra i curdi turchi, con cui Erdogan è in guerra da anni.
Nel 2019, in seguito all'elezione di Trump, Erdongan propose la creazione di una “safe zone”, una specie di zona cuscinetto, nel nord della Siria, la cui sicurezza sarebbe stata garantita dall’esercito turco.
Trump accettò e la Turchia invase il nord-est del paese, dove si trovavano le forze curde.

L’ultimo tradimento è di questi giorni: alcune decine di dissidenti potrebbero essere estradati in Turchia dalla Finlandia e dalla Svezia, perché accusati di essere terroristi o fiancheggiatori del terrorismo. Il tutto in cambio dell'annessione alla NATO di Finlandia e Svezia

sabato 9 luglio 2022

I curdi (I° parte): gli ultimi cento anni del più grande popolo senza stato


I curdi si stima siano tra i 30 e i 40 milioni: si tratta del più grande popolo al mondo senza nazione, sparso su un vasto territorio montagnoso tra gli odierni Turchia, Siria, Iran e Iraq.
La storia dei curdi è un insieme confuso di discriminazione, persecuzione e alleanze tradite, che ne hanno decretato la situazione attuale.
Il Kurdistan infatti, inteso come “Paese dei curdi”, non esiste su alcuna mappa ufficiale.
Le persone vivono divise principalmente tra Turchia (20%), Iraq (15-20%), Siria (10%) e Iran (8%). Non sono né arabi, né persiani, né turchi. Sono la quarta etnia del Medio Oriente. Oggi in maggioranza musulmani sunniti, parlano una lingua di origine indoeuropea.
Con Kurdistan ci si riferisce a un’area geografica per lo più montuosa, vasta oltre 450 mila chilometri quadrati, compresa entro i confine dei quattro paesi sopra citati. Per questo si parla di Kurdistan turco, iracheno, siriano (Rojava) e iraniano. Se fosse unito politicamente, sarebbe tra gli stati più ricchi della regione, considerate le materie prime di cui dispone, dal petrolio alle risorse idriche.


La nascita della questione curda

La nascita della “questione curda” coincide con il tramonto dell’Impero Ottomano e la fine della Prima guerra mondiale. Alla spartizione della Sublime Porta ad opera di Francia e Regno Unito (accordo di Sykes-Picot, 1916), è seguito lo smembramento dei curdi tra i territori delle attuali Turchia sudorientale, Siria nordorientale, Iraq settentrionale e Iran occidentale.
A dare speranza alle aspirazioni nazionaliste di questo popolo, sono state paradossalmente le stesse potenze alleate quando, nel 1920, hanno siglato il Trattato di Sèvres, con cui si definivano i nuovi confini della Turchia. Si tratta dell’unico documento giuridico-politico internazionale che abbia previsto la creazione di uno stato curdo indipendente.
Questa ipotesi è stata fortemente osteggiata dal governo nazionalista guidato da Mustafa Kemal Atatürk. L’accordo è stato così stralciato e sostituito dal Trattato di Losanna (1923), che ha cancellato completamente il riconoscimento delle rivendicazioni curde.


La lotta curda per l'indipendenza

I primi a lanciarsi nella lotta armata per l’autonomia sono stati i curdi iracheni, sotto la guida del clan Barzani. Iniziata negli anni ’30, ha visto una svolta negli anni ’70 ed è culminata nel 1991 con l’istituzione del Kurdistan iracheno. L’ultimo atto di questo travagliato percorso è stato il referendum per l’indipendenza del 2017.
A esprimersi a favore dell’indipendenza era stato il 92% dei partecipanti.
La nascita della regione autonoma è passata attraverso i tradimenti degli Stati Uniti e le tragedie causate da Saddam Hussein. Risale agli anni ’90 la dura repressione della rivolta curda, sostenuta dal presidente statunitense George W. Bush, da parte del dittatore iracheno, che già nel 1988 si era macchiato dell’attacco chimico di Halabja, in cui sono morti 5 mila curdi.


È del 1978, invece, la comparsa sulla scena politica turca del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Nato con l’obiettivo di creare una repubblica indipendente curda, è entrato ufficialmente in guerra con Ankara nel 1984.
Il suo fondatore, Abdullah Öcalan, sta scontando dal 1999 l’ergastolo a İmralı, l’isola-penitenziario al largo di Istanbul.
Il Pkk, per aver imbracciato la lotta armata, è considerato a tutti gli effetti un’organizzazione terroristica dalla Turchia, dagli Stati Uniti e, dal 2002, anche dall’Unione europea. Dopo una tregua storica, firmata nel 2013 da Öcalan e Recep Tayyip Erdoğan, attuale presidente turco, all’epoca primo ministro, la guerra interna è ripresa nel 2015.
Il cessate il fuoco è terminato a luglio di quell’anno, dopo che un attentato suicida, attribuito allo Stato Islamico, ha provocato la morte di 33 giovani attivisti curdi a Suruç, vicino al confine siriano. Il Pkk ha accusato le autorità turche di complicità e da quel momento hanno ripreso in mano le armi. La risposta di Ankara non si è fatta attendere.


I curdi e la guerra in Siria

In seguito allo scoppio della guerra siriana nel 2011, nella parte settentrionale del paese si sono creati i presupposti per la nascita della Federazione del Nord della Siria, una regione non ufficialmente riconosciuta, nota anche con il nome di Rojava, dove vivono, secondo le stime, tra 500 mila e 1 milione di curdi.
Il Kurdistan occidentale ha attirato la simpatia di diversi stati occidentali per l’esperimento politico e sociale, messo in atto dal Pyd (Partito dell’unione democratica), che si basa sulla teoria del confederalismo democratico formulata da Öcalan e che tra i sui pilastri ha l’emancipazione femminile.
Nel caos del conflitto siriano e di fronte alla presa di potere dell’Isis tra il nord-ovest dell’Iraq e il nord-est della Siria, gli Stati Uniti, nel 2014, hanno deciso di puntare sui combattenti curdi per fermare l’avanzata jihadista. A riaccendere i riflettori internazionali sulla “questione”, dunque, il loro ruolo nella lotta contro lo Stato Islamico, grazie alla quale i curdi siriani sono riusciti a ritagliarsi quell’autonomia da sempre negata.
In particolare, nel Rojava, a respingere le incursioni del’Is sono state le milizie dell’Ypg, Unità di Protezione Popolare, il braccio armato del Pyd, all’interno del quale le donne hanno giocato un ruolo decisivo, anche dal punto di vista mediatico. Per la Turchia, però, l’Ygp e il Pyd sono rami del Pkk e per questo considerati anch’essi organizzazioni terroristiche.

A causa al ritiro del contingente americano del 2019 dal Kurdistan occidentale, Erdogan ha avuto campo libero per azzerare il progetto politico indipendentista del Rojava. Questo il quadro entro il quale comprendere l’ultimo attacco sferrato da Ankara nel nord della Siria. L’operazione lampo, ribattezzata “Sorgente di pace”, ha provocato centinaia di vittime e 160 mila sfollati.
Dopo due settimane, a Sochi, su spinta del presidente russo Vladimir Putin, è stata firmata una tregua che ha ridefinito gli equilibri nella regione: alla Turchia è stata concessa la possibilità di creare una safe zone, una “zona sicura”, dove trasferire i 3,6 milioni di rifugiati siriani che Ankara ha accolto dall’inizio del conflitto in Siria, mentre i curdi, dopo essere stati abbandonati dagli Stati Uniti, hanno trovato un alleato nel dittatore siriano Bashar al-Assad.