mercoledì 20 maggio 2020

La nuova educazione sessuale (I° parte): Vera Schmidt e il Kinderheim laboratorium di Mosca


Nel 1921, a Mosca, nasce e si concretizza un rivoluzionario asilo sperimentale, un progetto decisamente innovativo e ricordato tutt'ora per l'originalità e la concretezza.
La pioniera è Vera Schmidt, educatrice russa e una delle figure di spicco del movimento psicoanalitico in Russia durante l'Età dell'argento
L'asilo in questione ha costituito il primo radicale tentativo di educazione alternativa non solo nei metodi, ma anche nelle istituzioni; l’educazione è quasi completamente extrafamiliare, è questo è uno dei veri pilastri del nuovo modello.
E' il 19 agosto 1921, e in una villa messa a disposizione dal Commissariato del Popolo dell’Istruzione, provvedendo anche al sostentamento economico, viene inaugurato il Kinderheim-Laboratorium, Casa-laboratorio per l’infanzia, annesso ufficialmente all’Istituto Statale Moscovita di Psiconeurologia. Fu designato a dirigere l’asilo Ivan Ermakov, massimo esponente del movimento psicoanalitico russo.


Principi pedagogici adottati

Nell'asilo il bambino è visto come sottoposto in misura maggiore dell’adulto al dominio dell’inconscio, dominato principalmente dal principio del piacere, e con una sessualità che si sviluppa in una serie di fasi pregenitali. 
Utilizzando il principio del transfert, l’educatore cerca di stabilire un rapporto positivo col bambino e di stimolarlo a sublimare e non a rimuovere i suoi impulsi, in modo da adattare il bambino gradualmente al principio di realtà. 
Concretamente questi principi venivano tradotti in una prassi che cercava di instaurare tra educatore e allievo un legame fondato sulla fiducia e benevolenza reciproca.
Non esistevano punizioni e ogni valutazione di elogio o biasimo veniva tralasciata perché manifestazioni di giudizio dell’adulto venivano ritenute incomprensibili al bambino e utili solo a stimolare la sua ambizione e la sua coscienza di sé.

La particolare originalità di quest’asilo risiedeva specificamente nell’attenzione data alle manifestazioni della sessualità infantile e alla loro graduale sublimazione. 
Ecco come la Schmidt riassume l’atteggiamento educativo:
«gli allievi del nostro asilo sperimentale non sospettano che i loro impulsi sessuali potrebbero essere giudicati diversamente dai loro altri bisogni corporei naturali. Essi li soddisfano perciò tranquillamente e senza vergogna sotto gli occhi delle educatrici, non diversamente dalla fame, sete o dalla stanchezza».
La Schmidt nota che lasciati liberi di sperimentare i propri impulsi i bambini tendono a passare da un interesse per la suzione, a quello per le loro e altrui feci, alla masturbazione occasionale e alla curiosità per i propri e altrui organi sessuali senza tuttavia fissarsi in nessuna di queste manifestazioni in maniera ossessiva o abituale. Secondo la Schmidt questo facilita il graduale processo di sublimazione e soltanto una parte limitata delle tendenze pulsionali infantili incorre nella rimozione e, dunque, maggiore energia psichica rimane intatta per apprendere e sviluppare interessi sociali e culturali.

Per quanto riguarda il rapporto coi genitori, che i bambini vivendo all’asilo vedevano solo la domenica, la Schmidt scrive che i bambini sembravano molto contenti di queste visite, ma tornavano senza lacrime e senza resistenze. I bambini avevano un ottimo rapporto coi genitori, ma non conoscevano autorità parentale o potere parentale, e a parere della saggista russa non è da escludere che questi buoni rapporti tra genitori e bambini si possano stabilire soltanto là dove l’educazione si svolge fuori dalla famiglia.


Le critiche all'asilo

Sebbene il lavoro scientifico dell’Asilo si svolgesse tranquillamente, già dopo tre mesi, si diffusero in città, a questo proposito, voci di ogni tipo. Si diceva che nella nostra struttura succedessero le cose più terribili, che, a scopo di osservazione, eccitassimo sessualmente i bambini prima del tempo e altro ancora”. 
Accuse e critiche che nascevano dall’incomprensione di quello che invece costituiva un dato di osservazione per Vera Schmidt, ossia che “la sessualità infantile è una manifestazione biologicamente fondata, fisiologica” e che, di conseguenza, tutte “le sue espressioni sono fenomeni normali e necessari”; riconoscimento quindi dell’importanza della sessualità infantile e della necessità di favorirne un armonico sviluppo. 


I cardini della teoria psicanalitica di Vera Schmidt

La Schmidt individua il compito educativo nell’accompagnare il bambino alla comprensione “del significato delle condizioni reali del mondo esterno” spronandolo al superamento del principio del piacere e a sostituire ad esso il principio di realtà. 
L’educatore deve essere allora “in grado di riconoscere, e interpretare i derivati dell’inconscio infantile e di separarli dalle sue manifestazioni coscienti. Piuttosto che condannare il bambino per certi impulsi che provengono dal suo inconscio e di fronte ai quali egli si trova impotente, dobbiamo essergli d’aiuto. In questo modo è possibile riuscire a dargli una coscienza piena di forza anziché fargli sentire la propria debolezza”.

L’educatore, dopo essersi liberato, “attraverso un lavoro analitico su se stesso, dei pregiudizi che ha ereditato dalla propria educazione”, nel suo lavoro pedagogico “non deve partire da considerazioni teoriche, bensì dal materiale che gli fornisce l’osservazione dei bambini”. 
L’attenzione è quindi posta sulla particolarità individuale di ogni singolo bambino e “in base alla concezione biogenetica dello sviluppo infantile” è superata qualsiasi “valutazione soggettiva delle manifestazioni infantili”. 
Il successo di tale educazione dipende dal soddisfacimento di tre condizioni fondamentali quali l’instaurarsi di un rapporto tra educatore e bambino (legame di transfert), la crescita in una comunità di coetanei e la creazione di condizioni esterne favorevoli, ossia di “un ambiente sano dal punto di vista pedagogico”. 
Quando ad esempio i bambini divengono lunatici ed impazienti la causa non è da ricercarsi nel bambino ma nelle relazioni con l’educatrice e quindi nell’ambiente: “nell’asilo sperimentale noi crediamo che i capricci dei bambini sono semplicemente reazioni al comportamento pedagogicamente sbagliato, condizionato da processi inconsci, delle educatrici.

La Schmidt guarda alla formazione di un uomo nuovo il quale, inserito in una vita comunitaria dove tutti i componenti partecipano al medesimo processo di liberazione, finisce per essere espressione dell’evidenziarsi del legame tra contenuti e metodi dell’educazione infantile e organizzazione sociale delle strutture della società, e quindi della sua intima politicità. 
Nella vita dell’asilo il bambino sperimenta il “sentirsi membro di una comunità, non un individuo cresciuto nella massa” ma l’effetto benefico di tale vita comunitaria dipende dalla condivisione di questo sentire, dal percepire “che tutti i membri della comunità sono in armonia tra loro. 
Il bambino sin da piccolo non viene addestrato secondo imposti precetti, aprioristicamente stabiliti, da cui discendono poi lodi e rimproveri “manifestazioni di giudizio dell’adulto incomprensibili per il bambino, che servono unicamente a stimolare il suo orgoglio e il suo sentimento di sé”. Al contrario egli viene accompagnato al riconoscimento del risultato oggettivo del suo agire sul quale si concentra la valutazione dell’educatore.
L’educazione di Vera Schmidt preparava i bambini a una società capace di consentire il soddisfacimento tendenzialmente totale delle pulsioni, ma non insegnava loro a conquistare e/o realizzare una nuova società.