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martedì 27 febbraio 2024

Meat free week, la campagna di WWF per una settimana senza mangiare carne!


Dal 26 febbraio 2024, per un'intera settimana WWF lancia la campagna Meat free week, ovvero un insieme di azioni concrete per ridurre il nostro impatto ambientale e migliorare la nostra salute.
Il contenuto della proposta è di fare una settimana senza mangiare carne.


Gli allevamenti intensivi...


In Europa più dell’80% della carne proviene da allevamenti intensivi.
In Italia addirittura l’85% dei polli e oltre il 95% dei suini sono allevati intensivamente, e quasi tutte le vacche da latte non hanno accesso al pascolo libero. 
L'impatto sull'ambiente è devastante, come quello sulla nostra stessa salute. 
In Italia infatti si registra la maggiore resistenza agli antibiotici in Europa, proprio a causa dell’eccessivo utilizzo di medicinali veterinari negli allevamenti.


...distruggono il pianeta e la nostra salute

Gli allevamenti intensivi sono una delle principali cause del cambiamento climatico, responsabili del 16,5% delle emissioni globali di gas serra (cifra paragonabile agli effetti dell’intero settore dei trasporti, considerando treni, macchine, aerei e camion) e del 60% delle emissioni dell’intero settore agroalimentare. 
Gli allevamenti intensivi consumano fino al 10% dell’acqua dolce del Pianeta e fino al 30% delle terre non coperte dai ghiacci. 
Altro annosa questione è la deforestazione provocata dall’aumento, a livello globale, della domanda di carne: il 60% delle foreste pluviali (in Amazzonia questa percentuale arriva al 70%) viene abbattuto proprio per ottenere pascoli e per coltivare grandi quantità di vegetali (soprattutto soia e cereali) destinati all’alimentazione animale. 
Tutto ciò cauda la perdita di habitat e specie selvatiche e l'aumento dell’effetto serra responsabile del riscaldamento globale. 
Circa le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi sono spesso pessime, con luoghi sovraffollati, luce artificiale e spazi di movimento ridotti (se non nulli).
In ultimo l’insostenibilità degli allevamenti intensivi è evidente anche dal punto di vista di efficienza nutrizionale: nonostante il 77% dei terreni agricoli mondiali sia dedicato all’allevamento, questi generano solo il 18% delle calorie e il 37% delle proteine totali consumate dalla popolazione mondiale. 


Perché la proposta di una settimana senza carne

Se si passasse a una dieta senza carne a livello globale si ridurrebbe del 76% l’uso del suolo legato all’alimentazione, del 49% le emissioni di gas serra legate all’alimentazione, del 49% l’eutrofizzazione (ossia l’eccesso di nutrienti, in particolare composti dell’azoto e del fosforo, nell’acqua e nel suolo) e del 35% l’uso di acqua blu e verde insieme. 
I benefici sarebbero inoltre anche sanitari: se la dieta vegetariana fosse adottata a livello mondiale entro il 2050, porterebbe a una riduzione della mortalità globale fino al 10%, evitando circa 7 milioni di morti all’anno, mentre il veganismo farebbe salire questa stima a 8 milioni. 
È studiato infatti che l’aspettativa di vita potrebbe aumentare fino a dieci anni in seguito al passaggio a diete più sane. Dunque, perché non provare!”.


Fonti

https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/al-via-la-meat-free-week-promossa-dal-wwf/

lunedì 11 dicembre 2023

Elogio dei carboidrati


I carboidrati sono dei macronutrienti insieme a lipidi e proteine.
Sono costituiti da carbonio ed acqua e si dividono in semplici e complessi. 

Carboidrati semplici

I carboidrati semplici sono chiamati genericamente zuccheri. Forniscono al corpo energia immediata e spendibile, dando un picco glicemico elevato.
Tra questi troviamo:
  • Monosaccaridi: glucosio (lo zucchero più comune e diffuso) fruttosio (presente in frutta e verdura) e galattosio (fa parte degli zuccheri del latte).
  • Disaccaridi: saccarosio (comune zucchero da cucina), maltosio (si trova nella birra e nei cereali) e lattosio (lo zucchero del latte).
  • Oligosaccaridi: maltodestrine (usate spesso come integratori)

Carboidrati complessi

Si definiscono complessi invece tutti i carboidrati composti da catene lunghe di unità monosaccaridiche.
Sono metabolizzati con tempi più lunghi poichè devono essere scissi nelle singole unità. Spesso sono impiegati come zuccheri di riserva.
Di questo gruppo fanno parte quindi i polisaccaridi e sono:
  • L’amido (zucchero presente nei vegetali).
  • Le fibre (zucchero strutturale delle piante).
  • Il glicogeno (fonte di riserva degli animali e dunque anche dell’uomo. Lo troviamo depositato a livello di muscoli, fegato e rene).
Circa la metà di tutta l’energia necessaria all’organismo passa attraverso i carboidrati.


Funzioni dei carboidrati

L’assimilazione di questi macronutrienti inizia già dalla bocca, dove la saliva consente la scomposizione delle strutture complesse. A questo punto possono essere utilizzati per vari scopi.
Si rendono disponibili per le cellule come fonte energetica. In particolar modo i globuli rossi e il cervello ne richiedono grandi quantità giornaliere.
Si accumulano come glicogeno di riserva.
Vengono convertiti in grasso qualora siano presenti in eccesso rispetto alle richieste.
Qualora ve ne fosse bisogno, il corpo comunque è in grado di convertire il glucosio a partire da aminoacidi e lipidi.


Elogio dei carboidrati

L’organismo umano è predisposto al consumo di zuccheri più che di proteine. 
In un organismo sano e attivo i carboidrati rappresentano il modo migliore per ottenere l’energia che serve allo svolgimento di tutte le funzioni fisiologiche e delle attività quotidiane.
Il nostro metabolismo infatti ha una via preferenziale per l’utilizzo degli zuccheri rispetto alle proteine, le quali per essere impiegate a scopo energetico vanno trasformate proprio in zuccheri.

I migliori carboidrati sono quelli naturali della frutta, ottimi tutti quelli integrali dei cereali. 
Da evitare assolutamente invece quelli raffinati dello zucchero bianco. Ma anche lo zucchero di canna chiaro e tutti i prodotti preparati con farine bianche.


Fonte

https://www.google.com/amp/s/www.tuttogreen.it/elogio-ai-carboidrati/amp/

lunedì 27 novembre 2023

Il divieto di pubblicità della carne nei Paesi Bassi


I Paesi Bassi si affermano come capofila europeo nella rivoluzione contro l'abuso della carne.
Diverse città hanno infatti vietato la pubblicità della carne.

Utrecht è l'ultima città in Olanda ad approvare il divieto di fare pubblicità per la carne e i prodotti derivati: la misura potrebbe diventare nazionale.
In un’iniziativa che riflette la crescente preoccupazione per la salute e l’ambiente, Utrecht è diventata l’ultima città olandese a bandire la pubblicità dei prodotti a base di carne dai propri spazi pubblicitari. La decisione segue un divieto simile adottato l’anno scorso dalla città di Bloemendaal e la discussione in corso in altre aree, tra cui Zwolle, Haarlem, Amsterdam e la provincia di Noord-Holland.


La motivazione

La motivazione fornita dall’amministrazione comunale è duplice. Da una parte c’è l’impatto negativo che l’eccessivo consumo di carne ha sulla salute dei cittadini, dall’altro la necessità di contrastare il cambiamento climatico.

Utrecht ha già dimostrato il suo impegno sociale adottando divieti simili sulla pubblicità dei combustibili fossili per auto in passato. La città ha deciso di estendere la sua visione ecologica includendo la carne tra i prodotti vietati.

La decisione del comune si applica solo ai cartelloni pubblicitari di proprietà delle autorità locale, circa 850 spazi in tutto il territorio cittadino. Questa iniziativa, che riprende quelle di altre città dei Paesi Bassi, potrebbe essere il precursore di una tendenza più ampia verso politiche più restrittive nei confronti di prodotti non sostenibili.


La lotta dei Paesi Bassi alle emissioni degli allevamenti di carne

L’ordinanza si inquadra infatti in un contesto più ampio di cambiamenti nelle politiche europee riguardo all’agricoltura. Il ministro olandese dell’Agricoltura, della Natura e della Qualità del cibo Piet Adema ha recentemente dichiarato che l’Unione Europea non dovrebbe fornire sussidi per la produzione di carne, ma dovrebbe piuttosto concentrarsi su prodotti salutari e che non danneggiano l’ambiente.

Nonostante l’iniziale scetticismo degli allevatori, in realtà, non si sono levate particolari proteste dall’industria della carne. I Paesi Bassi mirano alla conversione della filiera verso prodotti plant based o verso la carne coltivata, da noi chiamata “carne sintetica” e bandita proprio sulla spinta di associazioni di categoria come Coldiretti. Si tratta di un business mondiale da 25 miliardi di dollari.


Sempre meno carne nei Paesi Bassi?

Mentre la Commissione Europea discute sull’allocazione futura dei sussidi all’agricoltura, la situazione olandese potrebbe anticipare un cambio di paradigma nel modo in cui la carne è promossa e consumata in tutta Europa.

La recente diminuzione delle vendite di prodotti a base di carne nei Paesi Bassi, insieme all’incremento del mercato plant based suggerisce che la coscienza ambientale e le preferenze dei consumatori stanno influenzando le abitudini alimentari in modo significativo. Resta da vedere se altri Paesi comunitari seguiranno l’esempio olandese, con la trasformazione dei divieti della carne in una tendenza dell’intero continente.

Il tempo per fermare il cambiamento climatico sta finendo e i numeri sull’utilizzo delle risorse e del suolo per gli allevamenti sono ormai noti a tutti. Una dieta vegana o che preveda meno prodotti di origine alimentare può rappresentare un punto di partenza per limitare l’impatto dell’uomo sul Pianeta, ma un cambio di abitudini prevede anche il supporto alla transizione di piccole e grandi realtà, per evitare la perdita di milioni di posti di lavoro.


Fonte

https://quifinanza.it/economia/carne-bandita-pubblicita-stop-olanda-utrecht/767504/amp/

venerdì 7 ottobre 2022

L'orto, o meglio il giardino: luogo di nutrimento, fisico e mentale

L'orto: un giardino fonte di armonia e nutrimento (soprattutto per la mente)


L'orto, o meglio il giardino, è uno spazio dinamico, in continua evoluzione. E' un ambiente di colori, odori, sapori, in cui più specie vegetali convivono, regalandoci cibo per vivere.
E' un ambiente di lavoro, ma anche di divertimento, sogno, pace interiore.
Essendo così importante e mistico, va trattato con le dovute accortezze: se troppo stressato rischierà di perdere energia, se poco sfruttato potrà diventare popolato de erbe non volute.


La progettazione del giardino

Il giardino, prima di prendere forma, va pensato: le zone di camminamento verranno pressate dai nostri piedi e tenderanno ad essere poco adatte alle coltivazioni; andrà pensato anche come irrigare e in che modo, e come realizzare i "bancali" e quanto farli grandi.
Dopo un'attenta supervisione si potrà partire con la realizzazione delle zone che non verranno più calpestate e in cui verranno innestate le piante, appunto i bancali.
Intorno all'orto buon consiglio è mettere a dimora piante officinali (salvia, rosmarino, lavanda), in grado di proteggere da insetti e roditori poco voluti. Nell'orto stesso si possono mettere alcune varietà utili ad attirare insetti amici e facilitare l'impollinazione.
In questa guida vi spiego come creare un orto da zero su terreno incolto, senza mezzi agricoli: https://burgibill.blogspot.com/2017/03/orto-permaculturale-da-zero-senza-zappa.html?m=0.


Un laboratorio di sinergia

La consociazione delle piante è fondamentale. Nell'orto "sinergico", in cui più varietà si aiutano e migliorano la qualità del suolo, il giardino diventa a lungo termine, idealmente perenne. On line esistono molte tabelle sulle consociazioni favorevoli.
Altro aspetto importante è il benessere delle piante. Se esse avranno spazio, terreno e acqua adatti godranno generalmente di buona salute. Un aiuto ulteriore è dato dai macerati, vale a dire miscele di acqua e piante particolari lasciate a macerare in essa (con quantità e tempistiche variabili). Ortica e equiseto so le specie più adatte a creare il proprio macerato, ma non sono le uniche. Anche per questo argomento il web è pieno di informazioni.
Ultimo aspetto da considerare, ma non per importanza, è la copertura del suolo. In natura il terreno non è mai esposto direttamente agli agenti atmosferici: rischierebbe l'erosione e la perdita di fertilità. Anche il nostro giardino non potrà avere il terreno "nudo"; il rimedio è la pacciamatura, ovvero l'utilizzo di paglia o fieno a terra (attorno alle nostre piantine). In questo modo pioggia, sole e gelo non intaccheranno il suolo, la cui struttura potrà migliorare grazie all'umidità che si genererà sotto la pacciamatura.



I semi: la vita parte da loro

E poi ci ci sono i semi, ovvero le madri delle nostre piante. Queste vivono per "andare in semenza", per generare figli e permettere la continuazione della specie e della vita. E' buona prassi convivere con le nostri piante in semenza; ed è fondamentale raccogliere i semi, custodirli e utilizzarli creando le proprie varietà e la propria banca del seme.
I semi vanno conservati in ambiente asciutto e lontano da sbalzi di luce e temperatura. Dovranno essere asciutti e ben secchi al momento dell'archiviazione. Il loro uso potrà poi essere direttamente a terra o in vaso. 


La semina: un momento magico

Per la semina è di fondamentale importanza la luna: alcune specie vanno seminate con luna crescente (quelle di cui si mangia il frutto), altre con luna calante (quelle di cui si mangiano le foglie). 
I periodi si semina sono tipicamente la primavera; tuttavia numerose specie tardive o autunnali vogliono la semina a fine estate.
E' consigliabile creare una piccola zona serra per le piantine in vaso, in una zona riparata e al sicuro da inconvenienti.


sabato 18 giugno 2022

L'uomo e il latte (I° parte): l'alimento per tutte le età, per ossa forti e corpo sano!



Il falso mito del calcio

Il latte non è essenziale per assumere calcio, anzi i prodotti caseari peggiorano la salute delle ossa.
I Paesi del mondo in cui si beve più latte hanno statisticamente più osteoporosi e fratture del bacino. 
Di pari passo con l’aumento del consumo di latte/latticini e di calcio aumentano anche i fattori di rischio per l’osteoporosi e le fratture ossee. 
Più latte e latticini si assumono, più si hanno perdite ossee.
Ci sono eccellenti fonti vegetali di calcio che non provocano acidosi metabolica; anzi, sono alcalinizzanti e aiutano la salute delle ossa. I broccoli, il cavolo, gli altri ortaggi a foglia verde, i semi di sesamo, il tahini, il tofu con aggiunta di calcio e i latti vegetali e succhi di frutta fortificati hanno quantità adeguate di calcio che soddisfano il fabbisogno giornaliero.
Il fattore in assoluto più importante per la salute delle ossa è il movimento. Per aumentare e mantenere la densità ossea, è necessario porre sotto tensione le ossa regolarmente.
Anche la vitamina D ha un importante ruolo nella salute delle ossa. Indipendentemente dalla quantità di calcio che si consuma, per assorbirlo serve la vitamina D. Oltre il 90% della popolazione mondiale ha livelli di vitamina D insufficienti o carenti.


La caseina e i prodotti caseari

La caseina, la principale proteina del latte, provoca dipendenza psicologica ed è un potente promotore del cancro.
Inoltre i prodotti lattiero-caseari contengono ormoni, allergeni, lattosio, grassi saturi, colesterolo e pesticidi: tutte sostanze che possono causare nel tempo seri problemi di salute.
Producono alti livelli di grassi saturi e colesterolo, note cause di aterosclerosi e cardiopatia arteriosclerotica (ASHD).


Il lattosio

Il lattosio è uno zucchero contenuto nel latte che viene scisso nell’organismo ottenendo un altro zucchero, il galattosio.
A sua volta, il galattosio viene ulteriormente catabolizzato da enzimi.
Secondo uno studio condotto dal dr. Daniel Cramer (e collaboratori) a Harvard, quando il consumo di latticini eccede quantitativamente la possibilità enzimatica di catabolizzare il galattosio, questo può accumularsi nel sangue e può danneggiare le ovaie femminili.
Alcune donne possiedono livelli di questi enzimi particolarmente bassi e il consumo regolare di derivati del latte può triplicare in loro il rischio di sviluppare cancro ovarico.


Il latte e le malattie correlate

I tumori della mammella e della prostata sono stati messi in relazione con il consumo di derivati del latte, correlazione presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad aumentati livelli plasmatici di un composto denominato Insulin-like Growth Factor (IGF-I).
Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumino regolarmente latticini .
Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono presenti nel latte vaccino.
Uno studio recente mostra come soggetti maschili che presentino elevati livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro volte maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo fattore sono bassi.
Un ulteriore studio realizzato dal National Cancer Institute, dal National Institute of Health e dal World Cancer Research Fund condotto su 52.795 donne dimostra che:
  • consumare 1/3 di tazza di latte bovino al giorno aumenta del 30% la possibilità di sviluppare il cancro al seno;
  • consumare 1 tazza di latte bovino al giorno aumenta del 50% le probabilità di sviluppare il cancro al seno;
  • consumare 2-3 tazze di latte bovino al giorno aumenta dell”80% le probabilità di sviluppare il cancro al seno.
“Quello che è molto chiaro è che chi beve latte e mangia formaggi si ammala di più di cancro alla prostata." "La mia personale raccomandazione è di andare piano con i latticini, perchè i latticini non servono a niente". E i malati di tumore che hanno alti livelli nel sangue di fattori di crescita, come IGF1, che è stimolato dal consumo di latte, hanno una prognosi peggiore” (Franco Berrino).
Inoltre “I latticini contribuiscono significativamente ad elevare il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta – è spiegato sul sito della SSNV – e le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari”.
Infine, “studi epidemiologici in diversi Paesi dimostrano la presenza di una forte correlazione tra l’uso di latticini e l’incidenza di diabete insulino-dipendente“.


Un'overdose proteica

Il latte vaccino, dovendo servire ai vitelli, che hanno una velocità d’accrescimento fisico notevolmente superiore a quella umana (raddoppiano il proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il neonato umano lo raddoppia in 180 giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l’1,2% del latte umano. Tale notevole quantità di proteine nel latte di mucca costituisce, quindi, una autentica overdose proteica per un essere umano.
Si è cosi accertato che quando le proteine superano il normale fabbisogno del mammifero che assume un determinato latte, l’eccesso determina un sovraccarico per il fegato e le reni, che hanno il compito di eliminare i prodotti del metabolismo proteico.


Bibliografia 
Le informazioni sono tratte dalle seguenti opere:
Mills M. - Fattori promotori del cancro nel latte
Barnard N. - Ciò che l’industria del latte non vuol farti sapere
Berrino F. - 4 pilastri della nutrizione
Campbell T. C. - The China study

giovedì 28 ottobre 2021

L'igienismo o igiene naturale: la storia di un pensiero rivoluzionario


L’igienismo non è un semplice sistema alimentare, ma un vero e proprio stile di vita, in grado di restituire o favorire l’equilibrio e la salute.
O almeno questa è l'ambizione della corrente medico - filosofica nata e sviluppatasi negli Stati Uniti due secoli fa.
Si può dire che nelle società umane l’igiene naturale nacque dal bisogno di recuperare il proprio posto nella natura. A causa dei limiti fisici che la natura ha imposto alle nostre conoscenze, la storia e la preistoria conosciute, e parte della preistoria sommersa, non possono fornirci informazioni dettagliate sull’argomento, anche se possiamo ipotizzare che molto tempo prima dell’arrivo dei medici, l’uomo fosse in grado di prendersi cura della propria salute in piena autonomia, mantenendo un maggior contatto con sé stesso e il mondo esterno.


I precursori dell'igienismo

L’igiene naturale come filosofia di vita é comparsa in alcune figure di spicco che possono essere considerate come i precursori dell’igienismo moderno. Pitagora (600 a.C.) fondò la prima confraternita vegetariana-igienista della storia, seguito dai suoi allievi Platone, Socrate, Aristotele, tutti vegetariani, come anche Epicuro e Zenone (IV secolo d.C.), Seneca e l’imperatore Marco Aurelio.
In tempi piú recenti Leonardo da Vinci (XIV secolo d.C) parlava di come preservare la salute, come anche il naturalista Paracelso. Grazie alle menti di molti altri personaggi che ne adottarono i principi, una nuova concezione di salute si affacciava sempre più all’orizzonte dell’umanità, fino alla sua ascesa conclamata durante la rivoluzione industriale.


L'igiene naturale moderna

L’igiene naturale moderna è una filosofia di vita fondata sulla conoscenza e il rispetto delle leggi della vita.
Nacque agli inizi del 1800 negli Stati Uniti, da una costola della medicina. Le sue basi sono mediche, le sue pratiche no. 
Isaac Jennings (1788-1874) è attualmente considerato il padre fondatore, seguito dai principali pionieri Sylvester Graham (1794-1851), Russell Thacker Trall (1812-1877) e John Tilden (1851-1940) che hanno aperto la strada a una rivoluzione della salute imponente. 
Jennings smise di prescrivere farmaci e trovò che i suoi pazienti non solo non morivano ma guarivano da soli, ed elaborò un metodo che consisteva nel lasciar fare alla natura, fondando l’Ortopatia.
Graham si oppose alla demonizzazione di frutta e verdura durante l’epidemia di colera e attuò una riforma epocale tra le proteste degli industriali, oltre a realizzare un’opera scientifica rivoluzionaria sulla vita umana. 
Trall fuse queste ed altre produzioni intellettuali dell’epoca in un’unica scienza. 
In seguito Tilden formulò la Teoria della Tossiemia, che costituisce il sigillo della Scienza Igienista: la causa di tutte le malattie. 
Un secolo dopo fu principalmente Herbert Shelton (1895-1985) a riassumere in un’opera tanto vasta quanto incredibilmente ricca una tale mole di conoscenze igienistiche da mettere a soqquadro gran parte dei pregiudizi in voga. 
Il suo lavoro di disseppellimento venne collateralmente svolto anche da veterani come Felix Oswald, Mary Gove, Charles Page, T.C.Fry, James Jackson e molti altri che dedicarono la propria vita alla causa. Particolarmente importanti, anche se non direttamente collegati con il movimento, furono i lavori di Arnold Ehret (1866-1922) e William Bates (1860-1931) che anticiparono l’era moderna. 
L’ascesa dell’igienismo fu rallentata ed infine impedita dalla rivoluzione industriale, durante la quale si formarono i grandi gruppi finanziari, medici e farmaceutici. In tempi recenti esso ha ripreso a diffondersi grazie all’impegno di pochi esponenti in varie parti del mondo che continuano a mantenere vivi i suoi insegnamenti.


La Tossiemia e la visione della malattia

Ogni snervamento che conduce all’esaurimento dell’energia nevosa blocca l’eliminazione dei rifiuti nell’organismo, che cominciano ad accumularsi nel corpo ostacolando le sue funzioni. A questo punto la malattia interviene per eliminare le tossine. Dal momento che ogni patologia è autogenerata con lo scopo preciso di sgombrare l’immondizia, nessun igienista al mondo si metterebbe mai a curare la malattia, poiché essa rappresenta il processo naturale di autoguarigione innescato dalla tossiemia (sangue tossico). 
L’igienista mette in guardia il paziente dalle abitudini snervanti e lo educa al vivere sano, in armonia con le condizioni e i materiali utili o favorevoli al suo ristabilimento e che gli permettono di autogestire la propria salute.
Il rispetto e l’applicazione corretta delle leggi della vita sono tutto ciò che è necessario all’uomo per restare in salute fino alla morte o per recuperarla, per quanto possibile. La zona igienistica è compresa entro tali limiti e l’igienista non deve fare altro che mostrarli al paziente. I princípi igienisti sono ancora molto attuali, perché fondati sull’esistenza di leggi immutabili ed eterne, scientificamente osservabili dall’inizio appare come un processo “speciale”.


I cardini della teoria igienista
  1. Nell'organizzazione della vita fino alla cellula, non ci potrebbe essere posto per il "caso". In altre parole, la teoria dei batteri, virus, o microbi, sarebbe a loro dire sbagliata.
  2. L'organismo umano possiederebbe, da solo, la capacità di rimediare al disordine (la malattia) grazie alla sua capacità di auto-guarirsi, eliminando le cause che hanno originato lo squilibrio interno del nostro organismo.
  3. Contrariamente alla medicina, che secondo gli igienisti si occuperebbe di sopprimere i sintomi, l'igienismo dichiara di volersi concentrare sull'"organismo tutto intero".
  4. Tutto è disciplinato dall'"osservanza delle leggi naturali". Di qui l'importanza di conoscere quelle che l'igienismo definisce le leggi della vita e quelle che disciplinano la specie umana in particolare.
Elementi fondamentali per mettere in pratica i cardini sono il digiuno, la dieta e il riposo.
Il digiuno intensifica il lavoro di disintossicazione, incrementando l'azione degli emuntori e rendendo possibile l'autolisi, dalla quale consegue la distruzione degli eventuali accumuli patogeni e delle cellule degenerate: in questo modo il digiuno, secondo l'igienismo, è il processo di autoguarigione del corpo.
Circa la dieta, gli igienisti hanno sempre considerato il regime puramente vegetariano come ideale. Ci sono però anche versioni più restrittive considerate come migliori regimi dietetici, vale a dire i regimi vegano e crudista. Molta importanza viene data, sempre all'interno del capitolo dieta, alle buone abitudini a tavola:  le combinazioni alimentari, non bere durante i pasti, non mangiare se non si ha fame, non mangiare fuori dai pasti e mangiare la giusta dose, senza accumulare o perdere peso.
Ultimo pilastro del processo di autoguarigione secondo l'igienismo è il riposo, inteso come astensione dall'attività fisica, mentale, emozionale. Esso consente all'organismo di disporre di più energia da destinare alla riparazione dei tessuti malati o danneggiati.

domenica 21 marzo 2021

La microalga dei miracoli: la spirulina!


Qualche cenno storico

L'utilizzo a scopo alimentare dell'alga spirulina (Arthrospira platensis) è molto antico.
Pare che già i Romani conoscessero la Spirulina platensis. Nella versione Spirulina maxima, pare fosse presente nella dieta delle civiltà precolombiane (secondo le dichiarazione dello spagnolo Cortés, che nei primi anni del '500 assoggettò l'impero Atzeco.
Il termine Spirulina deriva da spirale; l'alga è così chiamata per la sua forma, appunto molto simile a una spirale.


Forma e habitat dell'alga spitulina

La spirulina è una piccola alga azzurra dalla forma stretta e allungata, che non supera il mezzo millimetro di lunghezza. Date le piccole dimensioni, l'alga spirulina appartiene alla categoria delle microalghe.
La si può trovare nella acque salmastre, e privilegia le zone tropicali e subtropicali. 
Come classificazione, essa rientra nella categoria delle alghe azzurre, nonostante sia di colore verde scuro, tonalità che le viene donata dalla presenza di clorofilla.


Proprietà nutrizionali

La spirulina è ricca di proteine, amminoacidi essenziali e lipidi. 
Presenta una grande quantità di grassi omega-6, con elevate quantità di acido gamma linolenico.
L'alga è considerata in grado di migliorare i livelli di colesterolo nel sangue, di trigliceridi, normalizzare la pressione arteriosa, partecipare alla formazione delle guaine mieliniche che rivestono i nervi e migliorare la funzionalità del sistema immunitario. 
La spirulina ha proprietà antiossidanti. Grazie a queste sue caratteristiche l'alga in oggetto è potenzialmente in grado di proteggere dai radicali liberi e dai danni che questi causano all'organismo (invecchiamento precoce, malattie neurodegenerative, alcune forme tumorali e malattia aterosclerotica).


Altre caratteristiche della spirulina

La spirulina presenta una elevatissimo contenuto proteico (65-70 g per 100 g di alimento; questo rende l'alga un alimento utile e nutriente, soprattutto per diete vegetariane o vegane.
La parete cellulare dell'alga spirulina, priva di cellulosa, le conferisce inoltre una buona digeribilità.
La spirulina sembra possedere anche un certo effetto sul controllo dell'appetito. Quando viene assunta prima dei pasti, accelera la comparsa del senso di sazietà e può in tal senso trovare spazio nelle terapie dietetico-comportamentali volte alla riduzione del peso corporeo.


Modalità e quantità di assunzione

La spirulina può essere assunta in polvere o in capsule.
La dose consigliata è di 10 g giornalieri, anche per più mesi.
Il valaore massimo giornaliero di assunzione non deve comunque superare i 19 g,

sabato 20 marzo 2021

Le alghe in cucina: una cultura millenaria!


Le alghe rappresentano un importante alimento per la completezza degli elementi nutrizionali contenuti; inoltre il loro utilizzo in cucina è millenario.
La tradizione dell'uso in cucina della alghe è stata molto forte nel bacino del Mediterraneo (si pensi alla Sicilia, dove spesso fino a qualche tempo fa si trovavano le alghe in vendita come le comune verdure), e non è solo tipica dell'Oriente.
Sono comunque numerosi i paesi che presentano le alghe nella loro consueta alimentazione (solo per citarne qualcuno: Filippine, Hawaii, Australia, Islanda e molti stati del Sud America).


I benefici dell'uso delle alghe in cucina

Le alghe presentano elementi che vengono dal mare e che non potremmo assimilare in altro modo: lo iodio, il ferro, il calcio, il fosforo, le vitamine (soprattutto la A e la E ma alcune addirittura di vitamina B12!) e le proteine. Inoltre, come le verdure di terra sono organismi fotosintetici e contengono, quindi, clorofilla.
Secondo la medicina tradizionale cinese le alghe dovrebbero accompagnare il pesce per equilibrarlo, poiché esiste una relazione armonica tra la vita marina animale e quella vegetale, esattamente come le verdure di terra dovrebbero sempre accompagnare i cibi animali poiché la stessa relazione esiste fra verdure e animali di terra.
Le alghe permettono di scaricare eccessi di sale vecchio e grassi, ma soprattutto permettono di proteggere l’organismo dai metalli pesanti e dalle radiazioni. Questa qualità è dovuta alla presenza di acido alginico. Le alghe brune ne sono particolarmente ricche.
Le alghe contribuiscono a rafforzare l’intestino (grazie alla presenza di mucillagini), il fegato, il pancreas, gli organi riproduttivi e la circolazione, migliorano la struttura dei capelli ed essendo ricche di calcio, rinforzano ossa e denti.


Le principali alghe usate un cucina

Le principali alghe usate in cucine sono classificate in brune (Kombu, Wakame, Hijiki, Arame) e rosse (Nori, Dulse, Agar-agar).
L’alga Kombu ha consistenza dura e spessa ed è di colore verde scuro. Tradizionalmente veniva usata dalle donne orientali per scurirsi a capelli. Contiene molti sali minerali, in particolare sodio e calcio e contiene più carboidrati rispetto alle altre alghe. E’ ricchissima inoltre di acido alginico, utile per rinforzare le pareti intestinali. E’ molto ricca anche di iodio, Gli effetti benefici per l’organismo sono moltissimi: ha effetto disintossicante, rafforza il sistema immunitario e stimola il metabolismo, migliora la digestione e le funzioni intestinali, favorisce la circolazione ed ha effetto alcalinizzante. Utile anche in caso di ipertensione e per la perdita di peso.L’alga Wakame è una parente stretta della Kombu. E’ l’alga che si usa per la zuppa di miso e che con le sue mucillagini aiuta quotidianamente a rinforzare l’intestino. E’ ricca di calcio, magnesio, ferro, fosforo, sodio, vitamina C e vitamine del gruppo B. E’ un’alga ricca di proteine, amminoacidi essenziali, come il triptofano, che la rendono un alimento complementare alle tradizionali fonti di proteine vegetali. Ha proprietà anticoagulanti, antibiotiche, disintossicanti per il fegato e protettive per l’intestino. Utilissima anche per patologie gastriche quali: gastrite, ulcera, pirosi, reflusso. Inoltre contiene iodio e selenio, due minerali essenziali per l’equilibrio tiroideo, quindi per il corretto funzionamento del metabolismo corporeo e il consumo dei grassi.
L’alga Hikiki cresce a profondità maggiori delle altre alghe e si arricchisce maggiormente di sali minerali. E’ più corposa e va cotta più a lungo. E’ di colore nero. Come l’Arame viene usata insieme a radici o tofu o cereali e altri cibi per dare un sapore più particolare. Anch’essa è ricca di ferro ed è l’alga più ricca di calcio (ne contiene 14 volte più del latte!). Contiene, inoltre, fosforo, carboidrati e proteine. Ha potere cicatrizzante, favorisce l’abbassamento del colesterolo, aiuta a mantenere costante la glicemia, restituisce il colore naturale ai capelli.
L’alga Arame è un’alga filiforme, di colore marrone scuro e sapore delicato; è l’alga che per prima si ad inserire nella dieta quando non si è abituati a mangiare le alghe. E’ ricca di ferro, calcio e magnesio, iodio e potassio. E’ buona fonte, come altre alghe, di proteine vegetali. Contiene beta-carotene. Ha numerose proprietà benefiche per l’organismo: ha potere dimagrante (ha basso contenuto di calorie, non contiene grassi ed è ricca di fibre), agisce efficacemente contro la stipsi, contiene fitoestrogeni antiossidanti che aiutano a neutralizzare gli effetti dannosi dei radicali liberi, aiuta a prevenire l’osteoporosi, combatte l’anemia da carenza di ferro, tonifica e nutre la nostra pelle, grazie a tutti i minerali che contiene, ha proprietà antivirali.
L’alga Nori che si trova in commercio somiglia a un sottile foglio di carte scura che è il risultato della pressatura ed essiccazione delle alghe. E’ un’alga friabile e dal sapore delicato poiché cresce in posti riparati sulle coste, dove l’acqua dolce si unisce a quella salata (foci ad esempio). E’ ricchissima di proteine e vitamine A, C e B1 e contiene anche ferro, fosforo e calcio. E’ utile per le donne incinte. Come tutte le alghe, contribuisce enormemente a sciogliere i depositi di grassi, riduce il colesterolo e facilita la digestione.
L’alga Agar Agar si può chiamare anche “Kanten”; questo è il nome giapponese dell’agar agar che fa parte delle alghe rosse. Non contiene molti fattori nutritivi (a differenza delle altre) ed è priva di calorie ma la sua proprietà è quella di diventare gelatinosa quando, dopo avere bollito insieme ad un qualunque liquido, raffredda. Per questa sua caratteristica viene usato per la preparazione di geli e budini. È utile per perdere peso in quanto, grazie alla sua proprietà di creare massa, ha effetto saziante. Ha, inoltre, proprietà diuretiche.
In Sicilia numerose sono le alghe utilizzate nell’alimentazione: Chondrus crispus, Calliblepharis jubata, Grateloupia filicina e Gigartina acicularis. L'alga Chondrus crispus viene utilizzata nelle insalate e per preparare zuppe e minestre. La Grateloupia filicina è un'alga rossa, che ha un colore verde violaceo intenso nei tratti basali del tallo. Il piatto tipico siciliano contenente le alghe è il Mauru, che non è che un’insalata a base di alghe rosse.

venerdì 17 marzo 2017

I segreti del benessere (a tavola) (IV° parte): i semi di girasole e i semi di zucca

I semi di girasole


I semi di girasole contengono 557 calorie ogni 100 gr. Tra i semi oleosi, sono quelli con il minor apporto calorico e sono composti per circa il 45% da grassi, per il 20-28% da proteine e per circa il 23% da carboidrati.
Nei semi di girasole si trovano grandi quantità di vitamine B1, B2, B6, A, D e E.  
Vi si trova inoltre magnesio, ferro, cobalto, manganese, zinco e rame. Tra gli acidi grassi essenziali vantano un buona presenza di acido clorogenico, acido linoleico e acido folico.

I semi di girasole esistono in tre varietà e ognuna di queste vanta delle proprietà:
- i semi di girasole bianchi sono particolarmente ricchi di acido linoleico (omega-6), un acido grasso essenziale apprezzato per le proprietà antitumorali e per la prevenzione di arteriosclerosi e contro il diabete. L'acido linoleico inoltre favorisce l'accrescimento di massa magra rispetto a quella grassa.
- i semi di girasole neri sono particolarmente ricchi di ferro, manganese e zinco (impiegati nel metabolismo dei grassi e importanti per la crescita) oltre che di fibre.
- i semi di tipo striato sono molto utili per il corretto funzionamento dell'intestino.
In generale, i semi di girasole, sono molto nutrienti senza eccedere nei grassi e per l'alto contenuto di magnesio sono alleati del cuore e potenti antistress.
Sono ottimi per prevenire malattie cardiovascolari e arteriosclerosi.

I semi di girasole sono ottimi crudi in insalata, con muesli, come condimento a primi e secondi. Possono essere utilizzati per pesti e in macedonie.


I semi di zucca


I semi di zucca non solo si mangiano (anche se a volte senza saperlo) ma sono anche ricchi di principi attivi. 
Contengono vitamina E, magnesio, zinco e selenio. 
Il 50% dei semi di zucca è composto da grassi essenziali, il 24% da carboidrati e il 18% da proteine. Contiene in grandi quantità anche la cucurbitina, un amminoacido dalle proprietà vermifughe.
I semi di zucca aiutano anche a trovare la serenità, dissipare lo stress e trovare il sonno perduto.
In essi si trovano la vitamina E (azione antiossidante), la vitamina B2 (aiuta nella produzione di cellule ematiche), vitamina B3 (alleata nel metabolismo di proteine, grassi e carboidrati), vitamina B5, vitamina B6 (azione benefica sul sistema nervoso), vitamina C (antiossidante), vitamina k (regola lo zucchero nel sangue), vitamina J.

La presenza di magnesio è molto proficua per il cuore. Questo minerale migliora tutta la muscolatura del corpo. È inoltre un calmante naturale, cosa che influisce positivamente sul sistema cardiaco e quello nervoso.
Aiutano a riposare meglio di notte. Grazie all’alto contenuto di triptofano, aminoacido precursore della serotonina. In questo modo i semi di zucca non aiutano solo a sconfiggere l’insonnia ma migliorano anche la qualità delle nostre giornate, donandoci una nuova energia.
Mantiene regolare il livello di zucchero nel sangue grazie alla presenza di proteine facili da digerire, della vitamina K e dell’acido oleico (appartenente alla famiglia degli omega.
Sempre l’acido oleico aiuta a prevenire l’aterosclerosi.
L’alto contenuto di omega3 aiuta a prevenire l’invecchiamento e contrasta i tumori. 
La stessa azione viene data dalle vitamine E, vitamine C e le luteine.
Lo zinco rende questo alimento ideale per gli uomini. È ormai più che conosciuta l’azione protettiva che i semi di zucca, in particolare l’olio di semi di zucca, hanno sulla prostata, in particolare sull‘ipersensibilità prostatica benigna.
Sempre lo zinco in collaborazione con i fitosteroli aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo.
Il ferro dei semi di zucca aiuta a mantenere alta l’energia durante la giornata. 
Attenuano gli stati infiammatori, le irritazioni e i gonfiori.
Possiedono una buona quantità di fibre vegetali, cosa che li rende ideali per regolare le funzioni dell’intestino.
Regolarizza il PH. In pratica combatte l’acidità prodotta da alimenti come zuccheri, carne e altri prodotti raffinati.
Proteggono il nostro intestino dai parassiti grazie alla presenza di cucurbitina. 
Famosa appunto la loro azione vermifuga. Questa è forse una delle proprietà più apprezzate. E’ un classico rimedio naturale contro i vermi intestinali, riesce a farli staccare dalle pareti dell’intestino favorendone così l’espulsione.
Combatte e previene la cistite e le altre infiammazioni che coinvolgono l’apparato urinario. Sembra che aiutino a prevenire anche la formazione di tumori alle ovaie.
Se i vostri bambini soffrono ancor d‘incontinenza notturna, riescono a contrastare questo problema grazie all’azione curativa che hanno sul tono muscolare della vescica.

I semi di zucca si trovano già tostati e confezionati o si possono autoprodurre.
In questo caso basta prendere i semi freschi e metteteli nel forno per 15 minuti circa, 
a temperatura di 80-90°. 
Si possono consumare esattamente come e con i semi di girasole.

lunedì 13 marzo 2017

I segreti del benessere (a tavola) (III° parte): i semi di sesamo


I semi di sesamo appartengono alla pianta dal nome scientifico Sesamun indicum. 
Questa  viene attualmente coltivata soprattutto in India, Cina e Birmania, ma si trova anche 
in Grecia e in alcune zone del Sud Italia.
Nei semini di sesamo si nasconde una grande riserva di energia. L'elevato contenuto di proteine (18%), carboidrati (20%) e grassi (50%) gli conferiscono un potere calorico di medio-alto (poco meno di 600 kcal per 100g) rendendoli piccole pillole naturali di benessere.
Tra i minerali che caratterizzano i semi di sesamo troviamo magnesio, ferro, selenio, potassio, fosforo, e soprattutto un contenuto alto di calcio.
Questi semi oleosi sono inoltre un'ottima fonte di vitamine del gruppo B.


Le tante proprietà magiche dei semi di sesamo

Grazie all'alto contenuto di calcio, i semi di sesamo sono efficaci nella prevenzione dell'osteoporosi e sono una valida alternativa per chi non può assumere latticini a causa di intolleranze alimentari per rinforzare ossa e denti.
Contengono inoltre acido folico e altre vitamine del complesso B. Apportano acido oleico e acido linoleico, che contribuiscono a mantenere sotto controllo il colesterolo LDL (quello “cattivo”), aiutando ad aumentare il colesterolo HDL (quello “buono”). 
I semi di sesamo fanno molto bene anche al sistema cardiovascolare, grazie al contenuto di lignani, sostanze che aiutano a controllare i valori della pressione arteriosa. 
I semi di sesamo rappresentano, inoltre, un valido alleato per fegato e apparato gastrointestinale.
I semi di sesamo sono ottimi integratori naturali di zinco che rinforza il sistema immunitario (valido aiuto in caso di affaticamento mentale e convalescenza) e selenio che frena l'azione dei radicali liberi. I grassi che compongono questi semi oleosi sono prevalentemente insaturi (omega 6 e omega 3), utili nella prevenzione di malattie cardiocircolatorie.


Come utilizzarli

I semi di sesamo sono ottimi, anzi consigliati, a crudo in insalate, per condire pasta e riso e per arricchire secondi.
In Italia, l'altro uso più noto dei semi di sesamo prevede che vengano incorporati nelle ricette di grissini, pane, cracker e altri prodotti da forno. (Importante: per fare in modo che si "attacchino" all'impasto è necessario bagnare quest'ultimo prima di spargere i semi).
Con i semi di sesamo si possono creare il gomasio e la salsa tahina.


Il Gomasio

Il Gomasio è un prodotto utilizzato nella cucina asiatica e composto da sale marino e semi di sesamo tostati e tritati, a volte arricchito con alghe. 
Nella cucina giapponese è utilizzato talvolta sul riso lessato o sugli onigiri.
Nella cucina orientale il gomasio viene utilizzato come condimento per insalate o salse.
Il sesamo va tostato a fuoco lento in una padella per non bruciarlo. 
Quando i chicchi di sesamo si sfarinano tra le dita è pronto e può essere messo da parte. Successivamente si tosta anche il sale, fino a che i grani non si scuriscono un poco. Una volta tostato anche il sale si può procedere a pestare il tutto assieme in un pestello.
Le proporzioni tra sesamo e sale possono variare, solitamente si utilizza una proporzione di sesamo/sale di 7:1 fino a 10:1.


La Tahina


La Tahina è una salsa derivata dai semi di sesamo bianco, molto diffuso in Grecia, Turchia, Nord Africa e nel Vicino Oriente. Viene detto anche burro di sesamo o crema di sesamo.
I semi di sesamo vengono tostati con delicatezza per evitare che inaspriscano. Vengono quindi triturati e la farina che ne deriva viene allungata con olio di sesamo, fino a formare una pasta, simile al burro di arachidi ma di consistenza fluida.
Ha un sapore tipicamente di noci, con un aroma che ricorda quello delle arachidi, ma è meno dolce e con una nota tostata.

mercoledì 8 marzo 2017

I segreti del benessere (a tavola) (II° parte): i semi di lino


I semi di lino, consumati crudi o messi in mollo in acqua, rappresentano un'importante integrazione alla dieta alimentare, per le loro innumerevoli caratteristiche positive.
Essi favoriscono il buon funzionamento del nostro organismo, essendo una delle principali fonti vegetali di acidi grassi omega 3. Si tratta di acidi grassi essenziali che il nostro organismo ricava dal cibo e che dobbiamo assumere regolarmente per mantenerci in salute. 
Non a caso, tra le altre fonti vegetali di acidi grassi omega 3 troviamo anche l’olio di lino e le noci. 


Come assumerli e dosaggi

I semi di lino vanno preferibilmente assunti non interi perché il nostro corpo non sarebbe in grado di assimilarli e li espellerebbe così come sono. Per questo motivo è necessario tritarli in modo da sminuzzarli prima di mangiarli. Così il nostro corpo potrà assimilare le preziose sostanze nutritive che contengono. 
E' consigliata l'assunzione di 1-2 porzioni di alimenti che contengono omega 3 ogni giorno per assicurare al nostro organismo il quantitativo corretto di acidi grassi essenziali.
In particolare nel caso dei semi di lino una porzione equivale a tre cucchiaini, mentre di conseguenza due porzioni equivalgono a sei cucchiaini. L’ideale sarebbe dunque assumere da 3 a 6 cucchiaini di semi di lino al giorno, sempre dopo averli macinati, in modo che il nostro corpo possa assimilarli in modo corretto.


Soffri di stitichezza? Ecco la soluzione!

L'assunzione giornaliera di semi di lino permette la depurazione del nostro corpo. 
L’assunzione di semi di lino, accompagnati da un bicchiere d’acqua, è consigliata soprattutto per risvegliare il nostro intestino, per depurarlo e per prevenire e contrastare la stitichezza.
Basta lasciare riposare per una notte un cucchiaio di semi di lino in mezzo bicchiere d’acqua perché si formi una sorta di gel naturale, una sostanza mucillaginosa considerata benefica da assumere al mattino a stomaco vuoto per risvegliare l’intestino.


Con cosa abbinarli

Il modo più semplice per mangiare una manciata di semi di lino ogni giorno è aggiungerli dopo averli tritati alla nostra tazza con il muesli o con i cereali per la colazione, oppure alle macedonie e ai frullati.
Mentre a pranzo e a cena si possono aggiungere i semi di lino alle nostre insalate. 
Daranno un tocco saporito e salutare in più a tutti i piatti. 


Qualche cenno sul lino

Il lino comune (Linum usitatissimum L., 1753) è una pianta della famiglia delle Linaceae. 
È stata una delle prime colture domesticate: fin dall'antichità è stato ampiamente coltivato in Etiopia e in Egitto; in una grotta, nella Repubblica della Georgia, sono state trovate fibre di lino tinte, databili al 30 000 a.C.